Un delitto imperfetto Ecco l’errore dei killer

Dai mozziconi di sigarette al pezzo di carta igienica con il Dna dei fratelli. In bagno la prova che lei s’era ferita e lui si è pulito lasciando altre tracce
Lignano 20 agosto 2011 omicidio 2012 Copyright Petrussi Foto Press TURCO
Lignano 20 agosto 2011 omicidio 2012 Copyright Petrussi Foto Press TURCO

UDINE. È facile dirlo adesso, ma quello di Lignano è stato un delitto imperfetto. Due parole che riprendono (non a caso) il format scelto per il titolo alla fiction sul Ris, ma che davvero – a cose fatte – sintetizzano la mattanza in casa Burgato.

Scienza e tecnica investigativa hanno trovato il punto d’incontro ma, come per tutti i casi di cronaca nera, il giorno dopo l’arresto si passa al processo, al primo vaglio d’un giudice per la convalida. Si gioca a carte scoperte perché in questo momento anche chi è in carcere conosce le principali mosse di chi lo accusa.

È quello che deve aver ingenuamente pensato Lisandra Aguila Rico quando, una volta presa e condotta in caserma, ha cercato di spiegare la sua presenza in quella casa. Un tentativo di difesa che è durato lo spazio di qualche minuto, ma intanto lei ci ha provato a dire che con il fratello erano andati alla villa dei Burgato per commettere un furto e che li hanno trovati già morti.

In realtà è andata diversamente, perché il Dna dei fratelli cubani era “sparso” per quella casa, così come le impronte delle scarpe trendy che sin dall’inizio avevano fatto pensare a persone giovani e che addirittura le avevano acquistate nel negozio vicino a quello dei Burgato.

I Dna di Lisandra e Reiver erano sui mozziconi di sigaretta lasciati sull’erba del giardino, ma soprattutto erano in un pezzo di carta igienica malauguratamente lasciato cadere nella loro fuga. Ecco perché gli investigatori sapevano dell’esistenza di un uomo e di una donna. Ma si sono tenuti giustamente il segreto sul fatto che i due assassini erano addirittura parenti; quindi o padre-figlia o madre-figlio o, appunto, fratelli. Abbastanza per stringere il cerchio e mettere assieme quanto i colleghi stavano scoprendo, cioè che due fratelli avevano lasciato Lignano proprio il giorno in cui si era scoperta la mattanza. E solo a quel punto l’interesse dei carabinieri si è concentrato sulla madre di Lisandra Aguila, con tutti gli accorgimenti investigativi possibili, anche quelli che hanno consentito di sapere in anticipo che la giovane s’era già “confessata” con la madre prima ancora che domenica pomeriggio i carabinieri la individuassero a passeggio sul lungomare di Pontecagnano Faiano in provincia di Salerno.

Ma, tornando alla scena del delitto, anche il pezzo di carta igienica “usato” e stracciato, caduto in giardino, poteva rappresentare un elemento staccato dal contesto del crimine se non vi fosse stata l’intuizione degli uomini della Sezione rilievi “guidati” dal Ris e sempre in contatto con il loro comandante di Parla, il colonnello Lago. Il rotolo di carta igienica infatti era rimasto incollato alle piastrelle della parete e vicino c’era un segno di sangue visibilmente diverso dallo schizzo, come se qualcuno con le mani imbrattate di sangue avesse strappato alcuni pezzi di carta igienica per pulirsi, fra l’altro ribaltando lo scopino nella foga del momento.

Nella carta igienica c’erano tre tracce di Dna: quello del povero Burgato (sangue), quello di Lisandra (anche qui sangue, visto che la ragazza ancora l’altro giorno aveva il dorso delle mani segnato e ferito) e quello del fratello Reiver (secrezione dall’occhio) che evidentemente ha cercato di pulirsi da uno schizzo di sangue finitogli nei “buchi” del passamontagna.

È la scena del delitto già raccontata in questo mese, con i corpi della povera Rosetta e del marito Paolo affiancati nello spazio stretto fra la parete del bagno e il bidet, riempito d’acqua per consentire ai due futuri assassini di soffocare e annegare la coppia nella speranza di convincerli a dir loro dov’erano i soldi. Finché il giovane, imprecando nella sua lingua, è stato riconosciuto dai Burgato. Erano quei soldi che Reiver aveva visto incassare, giorno dopo giorno, stando dirimpetto al negozio della coppia massacrata. Un elemento che dava corpo alla cosiddetta pista del vicino di casa, ovvero di chi aveva le informazioni direttamente: perché vedeva. Una pista battuta parallelamente a quella del basista, che a sua volta aveva le informazioni e le girava agli assassini.

Lisandra e il fratello si erano divisi i compiti, inizialmente: lei spingeva e colpiva Rosetta, lui si occupava di Paolo. Quel sabato sera li hanno aspettati nascosti in giardino, fumando sigarette. Li hanno attesi dopo che avevano chiuso il negozio, verso le 23.30, e dopo che la coppia era andata a mangiarsi una pizza. Poi l’agguato, la bicicletta di Rosetta “lanciata” da Lisandra, le idee subito chiare su dove spintonare i coniugi puntando loro il coltello alla gola.

Il sostituto procuratore Claudia Danelon, alla conferenza stampa di ieri, è stata subito chiara sul «movente predatorio» che si faceva luce a mano a mano che le indagini portavano a escludere le altre piste. Un’idea investigativa che giorno dopo giorno trovava conferme, fino alla chiave di volta della prova scientifica, del Dna prelevato con un tampone a Lisandra e confrontato con quello della madre Sandra, già in possesso dei carabinieri perché la signora della gelateria era già stata “attenzionata” dagli investigatori.

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