Frase choc del consigliere leghista di Udine sulla donna indiana gettata nel Po

Allucinante post su Facebook di Luca Dordolo, secondo cui l’indiano che ha ucciso la moglie a Piacenza, perchè vestiva all’occidentale, non sarebbe colpevole tanto per l’omicidio, quando per “aver inquinato il sacro fiume”

UDINE. Provocatore lo è sempre stato. Basti ricordare la foto, inviata a tutti i giornali, di una donna araba che passeggiava in centro a Udine indossando il burqa oppure la marcia, con tanto di fiaccole, contro il cimitero islamico di Paderno. Ma adesso Luca Dordolo, 46 anni, capogruppo della Lega in Comune, pare abbia proprio passato il segno, vista la valanga di reazioni indignate contro la sua ultima “sparata”.

Nel mirino, tanto per cambiare, gli immigrati. «La donna indiana gettata nel Po ha inquinato il nostro fiume sacro. Cosa direbbero se andassimo a fare lo stesso nel Gange?». Questo il testo del “post”, pubblicato da Dordolo sulla sua pagina di Facebook. L’esponente leghista si riferisce a un drammatico fatto di cronaca nera, avvenuto nei giorni scorsi in Emilia, dove un indiano ha ucciso la consorte, incinta, e ne ha poi effettivamente gettato il cadavere nel corso d’acqua.

E così Dordolo ha pensato di “commentare” la vicenda a modo suo, scatenando un vespaio. Di lui se ne è accorta la trasmissione di Radio 24 “La Zanzara”, che lo ha intervistato, riservandogli punzecchiature e stroncature. «Il capogruppo della Lega Nord al comune di Udine Luca Dordolo - si legge nella bacheca Internet della trasmissione radio - , mette in mostra tutta la sua non moderazione su Facebook sfogando i suoi sentimenti anti immigrati a suon di mestolate e fiumi sacri».
Facebook, come si sa, è una vetrina pubblica e nulla sfugge all’attenzione della gente, in particolare su temi tanto sensibili. Dordolo però non si scompone, nè si pente dell’infelice dichiarazione sul Po inquinato dal corpo di una povera donna assassinata.

«La mia era una battuta di umore nero - spiega -, volevo dire che questi qua possono fare quello che vogliono a casa nostra. E poi ero arrabbiato per come trattano le donne, così mi sono innervosito. Io detesto la violenza sulle mogli, sulle madri, come si fa a uccidere in modo così brutale? Io non sono d’accordo che lo Stato italiano sia costretto a mantenere in carcere un uxoricida e delinquente. Propongo uno scambio: noi restituiamo all’India l’assassino della moglie incinta, loro ci rimandano finalmente a casa i due marò in prigione da mesi».
Ma se Dordolo al momento non demorde, su blog, social network e siti Internet, un’onda altissima di indignazione (fatta anche di insulti assortiti) rischia di travolgerlo. C’è già chi pretende le sue dimissioni da rappresentate del popolo e perfino sulla sua pagina Facebook i commenti a quella frase sono tutti negativi.

«Ma io rispondo ai miei elettori - ribatte lui - che per me hanno benevolenza. Sanno che a volte vado fuori dalle righe, ma sanno anche che sono una persona ragionevole. Nessuno mi ha telefonato per dirmi che sbaglio. Che piaccia o no io sono stato votato, rappresento una parte della città».
Altra grana, per il capogruppo del Carroccio a Udine, il suo incarico nella segreteria del presidente del consiglio regionale Maurizio Franz. Le dichiarazioni nell’occhio del ciclone potrebbero infatti mettere in serio imbarazzo nientemeno che Franz e il suo ruolo istituzionale.

«Con il presidente abbiamo sensibilità diverse su questi argomenti - ammette Dordolo -. Lui rappresenta la Regione, io parlo in veste di eletto dei cittadini, mica di segretario di Franz. E di tutte le dichiarazioni, anche di quelle considerate più scabrose, mi assumo la responsabilità. Non voglio mettere in mezzo nessuno, ci mancherebbe».
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