Allarme bullismo a scuola: un piano per mille famiglie

UDINE. Il bambino non controlla le sue reazioni emotive o ha disturbi del sonno? È competitivo o aggressivo? Scarica le responsabilità sugli altri anche mentendo o è socialmente isolato?
Segnali importanti, che vanno osservati dalle famiglie, dagli insegnanti, dagli allenatori sportivi o dai catechisti per prevenire fenomeni devianti spesso liquidati come episodi di bullismo che sembrano privi di radici. E invece le radici ci sono, eccome.
A tracciarle ci ha provato un progetto nato nelle scuole del quartiere Peep est, un tempo definito ad alta dispersione scolastica. In altre parole, la scuola per l’infanzia Friz, la primaria Girardini e la secondaria di primo grado Bellavitis.
Era nato come un osservatorio, ora è diventato un protocollo di osservazione dei comportamenti a rischio del minore dai 3 ai 14 anni, e presto sarà proposto alle famiglie e agli educatori di un migliaio di bambini. Si tratta degli alunni delle scuole dell’infanzia Forte, Sacro cuore, Pick, Zambelli, Gabelli e via D’Artegna, nonchè le primarie Friz, Girardini, Mazzini, Ippolito Nievo e Zorutti. Ma gli estensori del progetto intendono estenderlo a tutte le scuole cittadine sin dal prossimo anno attraverso la nuova rete degli istituti comprensivi.
Così, martedì 29 maggio, alle 17, nell’auditorium della scuola media Bellavitis, il professor Daniele Fedeli, pioniere del progetto, illustrerà a genitori, docenti e allenatori questa idea avviata nell’alveo della “Politica scolastica antibullismo” delle scuole del terzo circolo.
«Un decennio fa il gruppo misto formato da insegnanti e genitori ha avviato una sorta di osservatorio sui comportamenti a rischio fra gli alunni – sintetizza Fabia Tomasino, coordinatrice della politica scolastica antibullismo del Circolo –. Abbiamo intrapreso percorsi di educazione emozionale con i bambini, i genitori e gli insegnanti. Quel lavoro, nel 2007, è confluito in un Manuale antibullismo, un vademecum delle buone pratiche, che i genitori devono firmare al momento dell’iscrizione».
Nel frattempo il lavoro è proseguito con una serie di conferenze, incontri e corsi che sono confluiti nel protocollo per l’osservazione dei comportamenti a rischio e in quello per la comunicazione efficace fra scuola e famiglie. Il primo diventerà parte integrante del manuale antibullismo che già viene consegnato alle famiglie degli studenti iscritte alle scuole del terzo circolo. Darà agli educatori, in casa come sui campi di calcio o in parrocchia, gli strumenti per osservare situazioni a rischio.
Sono ben 28 gli indicatori da indagare. Fra questi le esplosioni emotive improvvise, i disturbi del sonno, il perfezionismo, la rigidità e il ritualismo nel comportamento, i comportamenti di sfida, le verbalizzazioni svalutanti, la competitività, la difficoltà a staccarsi dall’adulto di riferimento, ad adattarsi a nuove situazioni, a gestire la frustrazione della sconfitta, a verbalizzare le emozioni, l’aggressività verbale e fisica, la tendenza a non assumersi le responsabilità, e altro ancora.
Insomma, uno strumento prezioso per gli educatori, chiamati direttamente in causa con il loro carico di responsabilità. «Il bullismo prima che fra i ragazzi nasce fra gli adulti – tiene a chiarire la Tomasino – nella prevaricazione, nell’autoritarismo, nell’incapacità di ascolto che può manifestarsi in casa come a scuola, o in palestra e che i ragazzi ereditano. Ecco perché abbiamo fatto corsi per genitori, per insegnanti e, in futuro, vorremmo farli anche per i ragazzi in quanto genitori di domani».
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