Ha 15 anni, per l’anagrafe non esiste

PORDENONE. Alberto ha 15 anni, da quando ne aveva quasi otto è stato affidato ad Anna e vive a Pordenone, va regolarmente a scuola, gioca a basket, ha tanti amici, un’esistenza normale ma non un’identità...
E’ una storia di ordinaria burocrazia, legale ovviamente, quella di Alberto, nome di fantasia, e della sua “mamma” affidataria, Anna, 61 anni, un lavoro da 750 euro mensili integrato da una piccola pensione di reversibilità, che dal 2006 si occupa di lui. E dalla stessa data Alberto, per l’anagrafe di Pordenone, semplicemente non esiste. Nonostante un decreto del Tribunale dei minori di Trieste, nonostante il verbale di affidamento dell’Ufficio minori della questura di Pordenone, che dichiarano che Alberto è proprio lui, nato nella capitale quindici anni fa, ed è stato dato in affido ad Anna... nonostante tutto questo Alberto non è stato iscritto all’anagrafe.
La storia inizia a Roma quando Alberto viene alla luce e viene registrato come figlio di una coppia dell’Est. In un paesino della provincia di Roma risulta l’iscrizione all’anagrafe del piccolo e dei genitori. Poi però la famiglia si divide, padre e madre si trasferiscono in città diverse, abbandonano di fatto il bambino che viene affidato ad Anna. Pur essendo nato qui, per l’Italia Alberto è cittadino del Paese dell’Est d’origine perché così i genitori avevano voluto, con un piccolo particolare: mai si sono preoccupati di far registrare la nascita all’estero.
Dal 2006 Alberto, dunque, vive con Anna a Pordenone in virtù di un decreto di affidamento emesso dal Tribunale per i minori che, circa tre anni più tardi, ha tolto la potestà genitoriale a padre e madre, nominando contestualmente un tutore.
«Un’avvocatessa - racconta Anna - che è stata totalmente assente». A lei spettava contattare le autorità polacche per verificare l’iter della pratica di Alberto, o comunque attivarsi affinchè venisse chiarito definitivamente lo status giuridico di questo ragazzo finito, suo malgrado, in una sorta di limbo. Invece il tutore nulla ha fatto di tutto ciò.
Nel frattempo l’anagrafe di Pordenone alla quale Anna si è rivolta, mai ha provveduto a registrare la presenza di questo ragazzo perché - pare che questa sia la motivazione addotta - non ha un documento di identità e quindi la sua identificazione non può essere certa. Ora che le leggi in materia esistano e vadano rispettate, nessuno dubita. Ma di fronte a un problema di questa natura, deve esserci una soluzione.
Che Alberto esista è un fatto, che il Tribunale di minori dichiari che questo ragazzo è proprio lui ed è stato affidato ad Anna, è un altro dato certo, perché è intuibile che un tribunale, prima di assumere un provvedimento, sia certo dell’identità della persona che si accinge a tutelare. Ci sono persone che possono testimoniare sui dati anagrafici di Alberto e sulla sua identità...
Ma nulla sembra avere valore, con il risultato che Alberto ha in tasca una tessera del servizio sanitario nazionale che dice chi è e che ha diritto ad avere un medico di fiducia e ad essere curato; un codice fiscale che attesta quando e dove è nato; ha anche l’abbonamento all’autobus, un tesserino con foto che gli è valso un soggiorno con la sua mamma.
«Siamo andati in una pensione per qualche giorno e ho avuto difficoltà a farci registrare - racconta Anna - perché Alberto non ha la carta d’identità. Con l’abbonamento dell’Atap ce l’abbiamo fatta». Ma stando così le cose, Alberto non potrà sostenere l’esame di maturità o avere il patentino per il motorino, o semplicemente vedersi riconosciuto il diritto di esistere.
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