«La politica alta non è utopia»

Corrado Augias premiato a Gorizia: «L’Italia deve ritrovare il piacere della libertà»

GORIZIA. Corrado Augias sarà tra i protagonisti del festival goriziano èStoria, che sabato, alle 18, lo premierà in Tenda Erodoto, affidandogli poi lo svolgimento di un tema di rilevanza centrale nel dibattito contemporaneo. Augias, divulgatore appassionato di storia e narratore raffinato di storie, è infatti il vincitore del premio FriulAdria Il romanzo della storia, promosso con pordenonelegge.it (nonché speculare al premio La storia in un romanzo che la kermesse sul Noncello, sempre d’intesa con quella isontina, assegna in settembre). E Augias, dopo la cerimonia di consegna, interverrà su La speranza e l’attesa della libertà, anche in riferimento – naturalmente – al suo libro più recente, Il disagio della libertà. Perché agli italiani piace avere un padrone (Rizzoli, 2012).

Una riflessione sugli italiani e sul loro rapporto con la libertà vera, faticosa, fatta di coscienza e impegno. «Con essa – anticipa Augias – sembriamo trovarci a disagio, pronti a spogliarcene in favore di un qualunque Uomo della Provvidenza. Una tentazione e un atteggiamento che deriva da una storia difficile e divisa. Lo spirito civico, infatti, non si improvvisa. Cercherò di tratteggiare una pericolosa debolezza del nostro carattere, ma il mio intervento vuole anche essere anche un appello a ritrovare il senso alto della politica e della condivisione di un destino. La libertà, intesa come il rispetto e la cura dei diritti di tutti, non è un’utopia da sognare, ma un traguardo verso cui tendere».

Spesso questo traguardo è stato oggetto di profezie, di visioni utopiche non sempre dall’esito felice. Che peso ha avuto o può avere un atteggiamento profetico, rispetto alla condizione umana? Dice Augias: «La verità è che le profezie avevano maggiore fortuna quando gli strumenti di informazione erano più rari, più lenti. L’uomo ha sempre avuto la spinta a cercare di capire che cosa sarebbe accaduto in un futuro prossimo o remoto, anche se qualcuno ha detto che conoscere, per esempio, la data della propria morte trasformerebbe l’intera vita in un tormento, perché uno passerebbe la vita a pensare a quel giorno designato: il fatto di ignorare la data della morte è una benedizione. I profeti e le pizie andavano molto quando l’avvenire era incerto, tanto è vero che loro stessi si barcamenavano con risposte vaghe, interpretabili in più modi per cautelarsi da eventuali smentite. Oggi le profezie sono ridotte agli oroscopi sui settimanali che, quando sono spiritose, sono intrattenimenti che uno può anche scorrere con lo sguardo, comunque di nessun valore. Ma la verità è che, scoperta la complessità del presente, la previsione del futuro è diventata ancora più incerta».

Eppure di profeti la storia anche recente è stata prodiga, così come dei cosiddetti cattivi profeti. «Certo, ma qui entriamo nel campo dell’attività politica o politico-criminale come quella dei terroristi. Che erano immersi – afferma Augias – in un loro sogno fanatico, pensando che alcuni assassinii esemplari avrebbero potuto cambiare il corso della storia. Erano chiaramente dei dementi, preda di una visione sanguinosa e futile. Di quei profeti devono parlare le corti di giustizia e le galere, visti anche gli inquietanti segni di risveglio dei giorno nostri».

Corrado Augias, giornalista, scrittore, uomo di televisione e di teatro, sa coniugare intrattenimento e cultura, diffusione e approfondimento. A dimostrare che, per esempio, anche una tv che non sia di insulto all’intelligenza del pubblico forse si può fare... «Certo che si può fare, con un grano di sale. Per esempio, quando qualche anno fa un generoso presidente della Rai mise un’opera di Wagner in prima serata su Raiuno fallì nell’intento, ebbe un ascolto irrisorio per quell’ora e quella rete.

Il pubblico televisivo è stato corrotto, mentalmente intendo, da anni di prodotti masticati, facili, volgari che fanno appello alle spinte più elementari e dargli di improvviso un cibo troppo nutriente, come appunto la musica di Wagner, si rischia di ucciderlo, come un uomo che abbia digiunato troppo a lungo... messo davanti a un banchetto muore. Si può fare, bisogna trovare l’ora giusta, per esempio, e il tono che deve essere quello a metà tra chi sa e chi non sa: abbastanza cordiale da non intimorire e da invogliare chi ascolta e ne sa di meno, ma abbastanza preciso da non disgustare quelli che ne sanno qualche cosa e devono capire che chi parla ha una sufficiente competenza».

E a proposito di divulgazione, di cultura più o meno di massa, che ne pensa, Corradio Augias, dei festival culturali che pullulano in Italia? Dice: «Ne penso tutto il bene possibile. Sono totalmente a favore, perché più si parla di queste cose, più si creanp un’aspettativa, un’appassionata partecipazione. Più festival di letteratura, di scienza, di filosofia, di politica, di storia... ci sono in giro, meglio è».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto