Quote Exe, Strassoldo e Zanin assolti

Nessun favoritismo alle società private e, quindi, nessun danno alle casse della Provincia. Per i giudici del tribunale di Udine riunito in composizione collegiale, l’operazione con la quale palazzo Belgrado, nel 2005, acquisì le quote Exe dei privati e concesse loro il diritto di conferire rifiuti in una parte della discarica di Trivignano Udinese fu regolare. E i suoi artefici, ossia l’allora presidente della Provincia, Marzio Strassoldo, e l’allora presidente di Exe (società già partecipata a maggioranza dall’ente), Piero Mauro Zanin, innocenti rispetto all’ipotesi di reato di concorso in abuso d’ufficio, per la quale la Procura li aveva indagati e trascinati in dibattimento. Il processo si è chiuso ieri, con la lettura del dispositivo di sentenza da parte del presidente del collegio giudicante, Angelica Di Silvestre (a latere Mariarosa Persico e Matteo Carlisi): assolti entrambi con formula piena. Cioè, “perchè il fatto non sussiste”.
Una vittoria che, però, Strassoldo ha potuto festeggiare soltanto a metà, visto che lo stesso tribunale lo ha invece giudicato colpevole del secondo capo d’imputazione, contestato a lui soltanto: di nuovo un’ipotesi di abuso d’ufficio, ma questa volta in relazione all’assunzione extra dotazione organica dell’avvocato Marco Zucchi alla direzione dell’Area ambiente. Per quel contratto, della durata di un anno, dal novembre del 2006, al professore è stata inflitta una pena di sei mesi di reclusione, oltre a quella accessoria di un anno di interdizione dai pubblici uffici, entrambe sospese con la condizionale. Il difensore, avvocato Marco Zanotti, ha già annunciato appello. Soddisfazione piena, invece, per il difensore di Zanin, avvocato Luca De Pauli, secondo il quale il procedimento, passato per le mani di più magistrati e, anche per questo, incompleto dal punto di vista investigativo - un esempio su tutti, l’audizione dei consulenti di Provincia e soci privati, avvenuta soltanto in fase istruttoria e capace di evidenziare la totale trasparenza dell’operazione e la prudenza con la quale le trattative furono condotte -, avrebbe potuto interrompersi già in indagine preliminare o, tutt’al più, davanti al gup. Chiusa con successo sul fronte penale, la partita resta tuttavia aperta su quello contabile. Con atto di citazione del giugno scorso, la Procura della Corte dei conti aveva a sua volta portato il caso davanti alla Sezione giurisdizionale, ipotizzando un danno erariale complessivo di 675 mila 695,22 euro. Soldi che la magistratura contabile ha chiesto vengano interamente risarciti da Strassoldo e Zanin. Considerata la pendenza del procedimento penale, il collegio triestino ha sospeso il giudizio, in attesa della sentenza del tribunale di Udine. Sentenza che, per avere valore definitivo, dovrà ora diventare irrevocabile.
Nel tirare le somme della maxi-inchiesta, che i carabinieri del Noe avevano avviato dopo una serie di controlli sulla discarica di Trivignano Udinese, il pm Annunziata Puglia, nella scorsa udienza, aveva concluso chiedendo la condanna a otto mesi per ciascuno degli imputati e sollecitando ulteriori sei mesi per il solo Strassoldo in relazione al caso Zucchi. Nel procedimento, Legambiente, che detiene lo 0,06 per cento delle azioni Exe e che si era costituita parte civile con l’avvocato Daniela Moreale, aveva chiesto a sua volta condanna e risarcimento.
L’accusa ruotava attorno all’ipotesi che i due ex amministratori avessero procurato alle società private, già titolari del 44,74 per cento delle azioni di Exe, un vantaggio patrimoniale pari a non meno di due milioni di euro. Tesi che Strassoldo e Zanin avevano tentato di ribaltare, ricordando semmai il doppio beneficio che l’operazione aveva recato all’ente pubblico. «La Provincia - ha ribadito ieri Strassoldo - ci aveva guadagnato sia sul piano politico, realizzando una gestione dei rifiuti urbani rispondente non più alla logica del massimo profitto, bensì a quella dell’interesse primario dei cittadini, sia sul piano economico, procurando all’ente un beneficio netto di 1 milione 200 mila euro». Commentando la sentenza di condanna, invece, l’ex presidente ha definito la vicenda «un’irrilevante questione di carattere procedurale», confermando «l’alto livello di preparazione» del professionista cui aveva assegnato il posto di dirigente e confidando nella riforma della sentenza davanti ai giudici dell’appello.
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