Fiera di Pordenone, in 44 aspiravano alla poltrona di Cardin

Tra i curricula scartati anche quelli di manager di settore e funzionari pubblici. Il sindaco Pedrotti ha deciso di confermare i due rappresentanti uscenti

PORDENONE. Hanno avuto la meglio su altri 42 candidati e perfino su chi, a fronte di titoli di tutto rispetto, si è fatto avanti per ricoprire l’incarico gratuitamente.

Alvaro Cardin e Giorgio Zaia, rispettivamente presidente e consigliere di Pordenonefiere, l’hanno spuntata su tutti, anche su chi proponeva di lavorare senza compensi rinunciando ai 30 mila euro assegnati al presidente dall’assemblea dei soci e al gettone di presenza (cento euro lordi) previsto per i consiglieri. Quali siano i requisiti che abbiano portato i due a sbaragliare i concorrenti – fatto salvo l’indiscutibile esperienza in quel ruolo visto che l’hanno ricoperto per anni – non è dato sapere. Di questo non c’è traccia nel decreto firmato dal sindaco Claudio Pedrotti alla vigilia dell’assemblea di bilancio (8 maggio).

Gli aspiranti. Come si ricorda nel decreto sindacale, il 20 aprile è stato pubblicato l’avviso del sindaco «dandone comunicazione ai presidenti dei gruppi consiliari». E in seguito a quell’avviso «sono pervenuti entro il termine del 4 maggio 2012 – ore 12 –, numero 44 manifestazioni di disponbilità accompagnate dai relativi curriculum».

I bocciati. Tra i curricula che non sono stati ritenuti sufficientemente interessanti, quanto meno per questa selezione – visto che il sindaco si è detto interessato a tenere in considerazione i profili migliori per nomine future –, ci sono quelle di un manager di una delle più importanti fiere italiane e quella di un funzionario di un grosso comune con curriculum prestigioso. Evidentemente entrambi non all’altezza di Cardin e Zaia.

La comunicazione. Nel decreto sindacale non c’è traccia delle motivazioni che hanno portato il Comune a scegliere i due candidati tra i 44 che avevano inviato il curriculum. Inoltre chi si era fatto avanti non è stato informato dall’amministrazione dell’avvenuta chiusura della procedura di valutazione. Non una lettera, non una mail.

Il mandato. L’unica disposizione che il decreto sindacale dà ai rappresentanti è quella di «operare con i fini generali della buona amministrazione e con il mandato particolare a tutelare il pubblico interesse del Comune, per effetto del quale il Comune stesso mantiene una partecipazione nella società medesima. Essi sono tenuti in ogni caso a operare nell’ambito degli specifici indirizzi che volta per volta il consiglio comunale riterrà di emanare in materia per il miglior raggiungimento dei fini descritti».

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