L’ingegnere pittore, imbrigliatore di fiumi maestro di emozioni

MARIO BLASONI. Urbanista e ingegnere idraulico al Consorzio Ledra - Tagliamento (“imbrigliatore di fiumi” lo definì, in una poesia, Sergio Maldini), ma anche raffinato artista che si è meritato il nome di “pittore delle conchiglie”, simbolo di bellezza. Roberto Foramitti udinese, classe 1922, ha condotto due vite parallele che lo hanno portato al traguardo dei 90, ormai vicinissimo (questione di mesi...) e, ancora prima, al Ventaglio d'argento, il premio che gli sarà consegnato domani con una cerimonia (ore 17.30) a palazzo Torriani.
Due appuntamenti che trovano Foramitti in gran forma. E' un pensionato-artista che che passa le ore - e le giornate - nel luminoso studio di via Planis (l'abitazione è in viale Leopardi), con quel delizioso giardino attraversato dalla roggia che sembra un quadro tra i quadri. Qui riceve gli amici, a tempo “non perso” (così è scritto nel suo curriculum) dipinge e gioca (a dipingere) con i nipotini. Era la casa del nonno Lorenzo che se ne andò in America, tornò con un po' di soldi e acquistò quel piccolo paradiso. Qui c'è anche l'albo dei ricordi, una sorta di autobiografia per immagini, con foto e disegni. Non poteva mancare la nota, ormai classica fotografia di Foramitti con i compagni di scuola davanti allo Stellini (diciottenni spigliati ed eleganti in cappello e soprabito chiaro): con lui ci sono, fra gli altri, il futuro giornalista e scrittore Sergio Maldini, Federico Caselli, Enzo Moro e Luciano Merlo.
Poi venne la guerra e Roberto andò alla Regia Accademia di Artiglieria e Genio di Torino, per onorare la memoria del padre Daniele, valoroso ufficiale nella Grande guerra e combattente in Africa orientale. Il suo corso, il 125mo, di cui faceva parte nella 18ma sezione Genio, fu travagliato. La sede, causa i bombardamenti, da Torino fu trasferita a Lucca e qui lo colse l'armistizio. Il 10 settembre '43, quando la caserma degli allievi ufficiali fu occupata dai tedeschi, Foramitti rischiò grosso. Si trovò schierato con le pattuglie poste a difesa dell'ingresso. Gli affidarono una mitragliatrice leggera che puntò contro i nazisti che avanzavano anche con semoventi. Per fortuna nessuno sparò e, trascorsi alcuni minuti di grande tensione, gli italiani dovettero deporre le armi.
Dopo il mancato... battesimo del fuoco (poteva essere un massacro!) Foramitti riuscì a evitare la deportazione in Germania e a rientrare a Udine. “Pur rimanendo vicino alla Resistenza”, si è iscritto a Ingegneria a Padova. Si è laureato, nel 1949, in ingegneria civile idraulica e nell'occasione è stato immortalato dal pittore Guido Tavagnacco, autore del papiro che lo definiva “Mitti” lo Smilzo.
Quelli dell'immediato dopoguerra sono stati anni intensi per il futuro “imbrigliatore di fiumi”. Nel 1946 Foramitti ha partecipato alla prima mostra del Circolo artistico friulano, del quale è stato uno dei fondatori .(“C'era anche Pasolini, che notò il mio quadro Lo steccato dell'orto e volle conoscermi”). Ha contribuito anche a dare vita al Circolo del cinema e all'Associazione friulana studi universitari. Più tardi sarà anche tra i fondatori dell'associazione Stelliniani. Ma anche in quegli anni la passione per l'arte è stata dominante, tanto che mamma Linda Marchesi, mancata ultraottantenne nel 1983, aveva temuto che abbandonasse gli studi. “Invece – può dire oggi, soddisfatto, Foramitti – ho percorso entrambe le strade”.
Tornando all'ingegnere, che è iscritto all'Ordine dal 1950, è stato dal 1951 al 1964, prima direttore di esercizio e poi vice direttore tecnico dell'Organizzazione Ledra-Tagliamento. Ha fatto parte di un sacco di commissioni, regionali e provinciali, ha fatto opere di bonifica, lavori di sistemazione di vari fiumi ( Varmo, Corno-Stella, Natisone), impianti di depurazione... Al tempo delle alluvioni di Latisana, dopo la prima (1965) gli fu affidato uno studio per proteggere Palazzolo, ma l'anno dopo quando il suo progetto era pronto, venne sorpreso dalla seconda alluvione proprio a Palazzolo. Riuscì, in piena notte, a recuperare l'auto e tornare a Udine. Seguirono alcuni anni di lavori a riparare idrovore, a sistemare canali e rifare argini...
Dal 1964 era ormai libero professionista (dal '93 contitolare dello studio tecnico Foramitti associati) e come tale ha fatto piani urbanistici di vari comuni tra cui Palmanova, progettato zone industriali (Rivoli di Osoppo, Ponterosso di San Vito, Zau di Udine), il Mercato ortofrutticolo udinese e la Marina di Staranzano, nonché zone residenziali come Villaverde di Fagagna. Ha scritto anche una trentina di libri su questioni idrauliche e urbanistiche. Nel 1976, come presidente del Rotary di Udine, ha coordinato la gestione dei fondi per i terremotati. Somme che hanno consentito la realizzazione di case per anziani a Sequals e Amaro, di una casa di riposo a Venzone e il Centro di restauro di Passariano.
Ma parliamo anche del pittore. E delle sue creature. Perchè le conchiglie? Tutto è cominciato in Toscana, a Risorboli di Castelfiorentino, dove la famiglia della madre era sfollata dopo Caporetto. Lì una zia si era sposata e da allora la sua casa venne messa a disposizione per le vacanze estive. Fin da ragazzo Roberto vi si recava per lunghi periodi e si appassionò a quel paesaggio, con le arenarie dalle quali “spuntavano” le conchiglie, da allora diventate il suo leit motiv. Ma esse, ha scritto Licio Damiani, “non riproducono l'ovvietà, come le lattine di Coca Cola di Warhol: ognuna è diversa nell'apparente ripetizione”. C'è un quadro dove hanno un ruolo emblematico: Udine anno mille, un'allegoria di piazza Libertà con la Loggia “abitata” da conchiglie bianche in forma di fiammelle, quasi a ricordare gli spiriti illustri che vegliano sulla città. Molto significativa è anche un'altra opera che ha fatto parte, due mesi fa, di una mostra in Castello (diventerà itinerante) dedicata alla Via Crucis: raffigura la 15ma stazione, il Calvario di Auschwitz-Birkenau con la torre d'ingresso del lager dominata dalla Crocifissione.
L'ingegnere-artista abita in viale Leopardi dal 1955, l'anno in cui si è sposato con Foscarina Vidal, figlia e sorella di valenti medici. Hanno avuto due figli: Paolo, laureato in scienze politiche, è editore e storico del Friuli; Vittorio è architetto e insegna restauro al corso di laurea in architettura di Udine. Negli ultimi tempi Roberto Foramitti, in un quaderno fotografico di “Appunti”, si è interessato a vecchi e nuovi problemi della città: il recupero di qualche tratto di roggia, la conservazione di tracce di conchiglie fossili in riva Bartolini e il ripristino dell'antica pavimentazione in piazza San Giacomo. Grado lo hanno nominato “Personaggio della spiaggia 2011” per gli studi sull'isola e i concorsi di pittura.
E adesso lo attende il quattordicesimo Ventaglio d'argento. Il riconoscimento, istituito dal Ventaglio delle Muse di Anna Maria Pittana nel 1999, viene a coronare un esemplare percorso professionale, artistico e umano. Il nome di Foramitti si aggiunge ai tredici già insigniti, tutti eccellenti (i poeti Gina Marpillero e Pierluigi Cappello, gli scrittori Elio Bartolini, Piero Fortuna e Mario Quargnolo, i musicisti Nino Gardi, Luisa Sello e Alfredo Barchi, i pittori Dora Bassi e Giorgio Celiberti, i registi Mario Monicelli e Rodolfo Castiglione, l'attore Omero Antoniutti). Il premio, fortemente voluto dalla Pittana, “vuol essere un tributo di riconoscenza, di stima e anche di affetto per alcuni personaggi che con la loro attività culturale, professionale e sociale hanno contribuito a onorare la nostra città e la nostra Terra anche oltre i confini regionali”. Così dice lo statuto: sembra proprio l'identikit di Roberto Foramitti.
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