Il ministro Barca: «L’Abruzzo prenda esempio da voi»

Visita a Gemona e Venzone ricostruite dopo il sisma del ’76 «Qui la gente ha partecipato alla ripresa, là faremo così»
Gemona 14 Maggio 2012. Visita ministro Barca. Telefoto Copyright Petrussi Foto Press - Massimo Turco
Gemona 14 Maggio 2012. Visita ministro Barca. Telefoto Copyright Petrussi Foto Press - Massimo Turco

GEMONA. Partecipazione e corresponsabilità nelle scelte collettive. Sono questi gli “insegnamenti” di cui il ministro alla coesione territoriale, Fabrizio Barca, intende far tesoro ed esportare dal ricostruito Friuli all’Abruzzo ancora in ginocchio.

La visita, che segue quella in Irpinia e che ieri lo ha portato a toccare con mano i positivi risultati della ricostruzione, prima a Venzone, poi a Gemona, è stata per il ministro, incaricato dal premier Monti della ricostruzione d’Abruzzo, l’occasione per confermare alcune priorità già in agenda.

Come «il ritorno delle responsabilità agli enti locali, che ci impegnerà prima dell’estate», ha detto in coda all’intenso pomeriggio trascorso in compagnia di tecnici e amministratori, per assorbire, in poco meno di 4 ore, le regole auree del “modello Friuli”.

All’hotel Carnia, pasteggiando a frico e prosciutto di Sauris, il ministro ha potuto ascoltare e interrogare l’eterogeneo gruppo friulano, composto da alcuni protagonisti della rinascita post sisma, tra cui gli ex sindaci Benvenuti e Disetti, i tecnici Malacarne e Nimis, oltre al primo cittadino Urbani e all’assessore regionale De Anna, ai quali, in coda al pranzo, si è aggiunto il presidente della Regione, Renzo Tondo.

Fatto tesoro della “teoria”, per Barca è stata la volta di verificarne l’esito sul campo, osservando la ricostruzione fisica dei paesi. Lasciato il Carnia, il ministro ha infatti raggiunto Venzone, paese simbolo, con Gemona, del sisma di 36 anni fa. Ad attenderlo c’era il presidente dell’associazione sindaci del terremoto, Fabio Di Bernardo, che ha accompagnato Barca in un’accurata visita al museo “Tiere motus”, quindi al duomo ricostruito. È stata infine la volta di Gemona, dove la visita ha preso il via dal sedime della chiesa di Madonna delle Grazie ed è proseguita per la sala consiliare di palazzo Boton, restituita alla città nel 1982 – come raccontato dal sindaco Urbani -, sei anni dopo il terremoto. Ben 10 ce ne sono voluti invece per riavere il duomo, dove, dopo una breve sosta alla galleria fotografica “Frammenti di memoria”, si è conclusa la passeggiata gemonese di Barca.

Sei anni per il municipio, dieci per la chiesa e non dimentichiamo i 36 e oltre per il castello hanno rincuorato il ministro: «La data di riapertura di questi palazzi ci ricorda quanto lunghi sono i tempi delle ricostruzioni – ha commentato –. All’Aquila, dopo una prima fase positiva, sono subentrati ritardi che hanno fatto scattare nella gente una sorta di ansia potenzialmente dannosa».

Un’ansia che va combattuta, parola dei friulani, coinvolgendo la gente nelle scelte. Come fatto nei paesi del cratere all’indomani del maggio ’76, ma con alcune salienti diversità, dettate dal fatto che «molte scelte sono già state prese – ha ricordato Barca –, che la città non è stata rasa al suolo, il che paradossalmente ne rende la riedificazione più difficile, e infine che la dimensione del disastro non ha paragoni. Avendo bene in mente queste tre differenze – ha concluso –, una parte dell’insegnamento friulano è ancora attuale e utilizzabile».

Maura Delle Case

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto