Sisma ’76, casa inagibile: «Attendiamo da 36 anni»

E’ stata evacuata dopo il terremoto. Mai concessi i fondi per la ricostruzione. Gino Zambon l’ha ereditata dalle zie defunte: «Questa è la storia della vergogna»

PORDENONE. Da 36 anni aspettiamo i fondi per la ricostruzione post–terremoto». Il modello di efficienza, che ha reso famoso il Friuli Venezia Giulia in Italia e in Europa, non sembra aver funzionato in via Manin 16, a Grizzo di Montereale Valcellina.

Dalla scossa tellurica del 1976, la casa nella corte interna è rimasta inagibile e non certo per cattiva volontà dei proprietari . Gino Zambon l’ha ereditata dal passamano di quattro zie, tutte defunte nell’attesa – inutile – dei fondi del terremoto. Ma oltre al bene ha ereditato tutti i problemi legati al recupero di quella casa.

Crepe sui muri e strutture a rischio come 36 anni fa: lo sgombero per inagibilità aveva sfollato Maria Zambon nel 1976 e nel 2012 è ancora tutto fermo, come se il tempo si fosse dimenticato di quell’angolo di provincia. «In 36 anni la Regione e il Comune ci hanno preso in giro – si mette le mani nei capelli a pensarci Gino Zambon che ha trovato un aiuto nell’architetto sacilese Maria Grazia Gargan e nell’artigiano Gigi Da Dalt –. Ho eredito la struttura inagibile nel 1997 e con quella, anche lo scaricabarile tra Regione e Comune sulle risorse e sugli interventi: in quella casa, ci vogliamo andare a vivere e abbiamo il diritto di ristrutturarla».

Una questione di “schei” (la famiglia Zambon è andata avanti a suon di anticamere senza risultati) e di burocrazia (rimpallo dei fascicoli tra gli enti locali). «Ci hanno detto che sulla casa dovevano intervenire le istituzioni e prima le zie Maria e Adele hanno aspettato – l’attesa è stata più lunga della vita delle proprietarie, dice Zambon –. Poi, mi sono preoccupato della melina sugli incartamenti e ho portato una gru nella corte per fare i lavori: mi hanno detto di farla sparire, in Comune. Tutto inutile: non mi danno i fondi a cui ho diritto dal 1976 e nemmeno l’ok per i lavori».

Un inferno di carte che mancano nel fascicolo e di ping-pong sulle responsabilità, pare. «La mia casa sembra vincolata – è esasperato Zambon che vorrebbe usare l’abitazione per dare domicilio al figlio –. Ma chi la vincola? Sembra di essere nel Belice, altro che modello Friuli».

Carte e domande non in regola, pare. Intanto, fessurazioni e dissesti sui muri aumentano anche i costi del recupero. «La Regione ci dice che manca ancora un documento per completare la pratica – ha raccontato Da Dalt artigiano pronto al restyling –. Il fascicolo sembra che sia stato spedito in Comune, nella Pedemontana, ma anche a Montereale Valcellina la pratica della ricostruzione post-terremoto si è arenata».

La casa di 120 metri quadri, con uno scoperto in centro a Grizzo è un valore dormiente da 36 anni: i fondi sono stati risucchiati. Il progetto di recupero ha l’obiettivo di ricavare due appartamenti, dalla struttura che cade quasi cade a pezzi, due case che dovrebbero ospitare altrettante famiglie.

«Prima mancava la liquidità al Comune – Da Dalt ha riassunto la via crucis dell’amico –. Poi, hanno detto che mancavano ancora documenti alla pratica. Dieci anni fa si parlava di 50 mila euro, ma la ristrutturazione ha fatto lievitare i costi, anno dopo anno». La casa di via Manin è diventata un caso, una vera storia infinita. «E’ la storia – conclude amaro Zambon – della vergogna».

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