Provincia: odg per salvarla Ma alla fine salta il voto

Lerussi (Pd): i consiglieri del centro destra hanno boicottato l’iniziativa Ma Fontanini (Lega) replica: appello condiviso per riformare le autonomie

di Cristian Rigo

Doveva essere l’occasione per lanciare alla Regione un grido d’allarme bipartisan e chiedere la riforma degli enti locali sfruttando la specialità per salvare le Province, ma alla fine la votazione dell’ordine del giorno è stata rimandata e il consiglio provinciale si è chiuso con un nulla di fatto. Anzi, con il segretario del Pd, Andrea Simone Lerussi che accusa il centro destra di avere «boicottato la difesa a ogni costo dell’ente intermedio voluta dal presidente Pietro Fontanini facendo venire meno il numero legale». Un’accusa rispedita al mittente dal segretario regionale della Lega nord: «Non era certo un’iniziativa mia o della Lega - spiega Fontanini -, ma un appello condiviso che nasce da un documento approvato dall’Upi, che a livello regionale è composto da due amministrazioni di centro destra e due di centro sinistra». Il rinvio della votazione poi è stato ufficialmente deciso per poter integrare il documento «già condiviso tra tutti i capigruppo». All’origine del rinvio quindi non ci sarebbe una questione di numeri. Ma secondo il Pd «è sintomatico il fatto che molti consiglieri provinciali del centro destra siano rimasti a casa proprio nel giorno in cui erano chiamati a spiegare i motivi per cui la Provincia dovrebbe restare in piedi. La maggioranza - ribadisce Lerussi - non ha ritenuto opportuno sostenere il presidente in questa battaglia visto che erano presenti solo 12 consiglieri di centro destra, tanti quanti quelli della minoranza che invece erano tutti presenti».

Indipendentemente dalle presenze e dalle assenze dei consiglieri però, il consiglio aperto ha chiamato a raccolta decine di sindaci e rappresentanti delle istituzioni compreso il rettore Cristiana Compagno. Con l’unica eccezione dell’esponente dell’Italia dei valori, Paola Schiratti, che si è espressa a favore dell’abolizione delle Province ricordando i costi di giunta e consiglio (i politici eletti a Palazzo Belgrado si portano a casa circa 600 mila euro all’anno: mille al mese per i consiglieri, 3 mila per gli assessori), Pd, Pdl, Lega e Udc hanno invitato la Regione a sfruttare la specialità per riformare il sistema degli enti locali. Su come riformarlo però le posizioni sono diverse.

Per Fontanini «Trieste potrebbe costituire un’area metropolitana e dovrebbe nascere una grande provincia del Friuli, eliminando gli enti veramente inutili come per esempio l’Ato dell’acqua che da solo costa 1,6 milioni di euro ai cittadini. Perché avere 20 raggruppamenti di Comuni invece della provincia non risolverebbe certo i problemi e non contribuirebbe a ridurre i costi». Il senatore Ferruccio Saro ha però evidenziato come non sia possibile «ignorare il quadro nazionale e sfruttare la specialità per preservare dei privilegi. Se le province saranno sciolte cambierà tutto altrimenti sarà opportuno operare delle aggregazioni che consentano risparmi tenendo presente che le Province saranno espressione dei sindaci. Non possiamo pensare di bloccare azioni di razionalizzazione per difendere lo status quo, ma possiamo cercare di anticipare alcune scelte per rendere più efficiente il sistema delle autonomie senza dimenticare che l’80% dei cittadini ritiene che la Provincia sia un ente inutile». Il dibattito sulle Province insomma continua. E in questi giorni saranno chiamati al voto anche i consigli provinciali di Gorizia e Pordenone.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto