Fvg e Trentino uniti contro la manovra del governo Monti

UDINE. Friuli Venezia Giulia e Trentito insieme contro la manovra nazionale a difesa delle Regioni autonome. Il governatore Fvg Renzo Tondo e il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, stanno lavorando insieme per cambiare la parte della manovra Monti sul trasferimento di fondi dallo Stato alle Regioni. Come ha spiegato il presidente Fvg: «Sono in contatto con Dellai, stiamo cercando di fare in modo che la normativa venga cambiata. Siamo disposti a fare il nostro, premesso che abbiamo già fatto tanto, però, lo statuto della Regione deve essere salvaguardato».
Per Tondo «non è possibile che intervengano bloccandoci le entrate che sono nostre. Insieme con Dellai – ha continuato – diremo al governo che noi delle regioni a statuto speciale diciamo “ok” alla quota che diamo, però bisogna discuterne. Il governo – ha aggiunto – non può venire a prendersela bloccandoci le entrate».
Sarà istituito anche un tavolo tra il governo e le Regioni. «Chiederò al governo – ha continuato Tondo – di non metterci nelle condizioni di ricorrere alla Corte Costituzionale, perché se ricorriamo questa diventa un problema anche per il governo. Forse al governo non è chiaro che gestiamo la sanità da soli, che gestiamo la terza corsia da soli, e molto altro ancora. Voglio mettere tutto sul piatto della bilancia. Non ci mettano le mani in tasca – ha aggiunto Tondo – perché questo cambia le regole del gioco e noi non possiamo accettare che il nostro statuto di autonomia venga disatteso».
Intanto la giunta regionale è al lavoro sulla finanziaria per definire già domani la rimodulazione della manovra, cosí come ha stabilito la maggioranza che rivedrà gli emendamenti. «Il senso della manovra - ha aggiunto Tondo - resta quello di prima: più 50 milioni di Irpef da parte dello Stato, l’Irap viene portata allo 0,30 perché viene coperta in parte dallo Stato, un po’ di tagli agli enti locali».
E la finanziaria regionale ieri è stata presa in esame anche dal Pd nel corso della direzione regionale del partito. «Da una maggioranza che ha dentro di sè contraddizioni cosí profonde non è possibile che esca una finanziaria regionale capace di fronteggiare la crisi», ha commentato la segretaria regionale del Pd Debora Serracchiani. «Si devono mettere risorse per la crescita e lo sviluppo – ha elencato Serracchiani – e in particolare nel sostegno al credito per sostenere le piccole e piccolissime imprese, con un riordino di strumenti che ormai non funzionano piú, come Congafi e Confidi. E poi dobbiamo rivedere profondamente i meccanismi della formazione professionale, aggredire la burocrazia e apprestare nuove forme di protezione sociale: perché le fasce del bisogno crescono e la riduzione della cassa integrazione – ha sottolineato la segretaria regionale – non è una buona notizia, se dipende dal fatto che termina e le aziende non la chiedono piú». Per i democratici le risorse si possono trovare: «Del miliardo e 600 milioni bloccati dal patto di stabilità – ha spiegato il consigliere democratico Mauro Travanut – se ne possono liberare subito 200 milioni da assegnare alle agevolazioni al credito, e altri 40 milioni potrebbero andare alle piccole opere cantierabili».
E sul fronte dell’Ue il consigliere Gianfranco Brussa ha spiegato: «La Direzione delle Politiche comunitarie è stata stravolta, la sede di Bruxelles depotenziata, il personale dequalificato, col risultato che i comuni non hanno piú il supporto dello sportello europeo e perdono una quantità di occasioni di finanziamento».
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