Udine, Fontanini dice no alla riduzione delle Province

UDINE. Ci aveva provato due volte il governo Berlusconi a mettere nel mirino le Province. Prima, quest’estate, con l’idea di “segare” quelle sotto i 300 mila abitanti o con un territorio esiguo. Poi, in autunno, con il progetto, più lungo e tortuoso, di eliminarle tutte, attraverso una legge costituzionale. Adesso tocca a Monti ripensare al “sacrificio” dell’ente intermedio, sull’altare dei costi della politica. Le Province, nella mente del professore che governa il Paese, dovranno essere composte da dieci soli consiglieri, nominati dai sindaci. Niente più giunte, niente più elezioni popolari. Diventerebbero così una sorta di Comunità montane, pur mantenendo le attuali competenze.
Il presidente della Provincia di Udine, il leghista Pietro Fontanini, non ci sta. E si affida alla Regione, per sbarrare il passo alla riforma. «Il Friuli Venezia Giulia - spiega - dal 1996 ha competenza specifica sull’ordinamento degli enti locali, quindi senza il parere di Tondo non si fa niente. La Regione recepirà le direttive del governo? Beh, è chiaro che noi non siamo d’accordo, ci potrebbero essere conseguenze politiche. Io piuttosto proporrei alla Regione uno sforzo legislativo. E cioè arrivare a un’unica provincia del Friuli, che comprenda Udine, Pordenone e Gorizia e dare a Trieste lo status di città metropolitana. Così faremmo un lavoro migliore di quello di Monti e ricostruiremmo qualcosa di storico, come la grande Provincia del Friuli. Sono comunque tutte soluzioni da ponderare con calma, con attenzione».
Sulla soluzione trovata dal governo le perplessità sono tante. «Ma i Comuni chi eleggono? - si domanda il presidente Fontanini -. Ci sarà ancora una maggioranza e un’opposizione? Ci sono molti aspetti da verificare e capire, vedremo cosa succede». E non mancano, nel ragionamento di Fontanini, i rimandi a uno dei cavalli di battaglia della Lega, cioè la differenza tra Nord virtuoso e Sud scialacquatore. «La Provincia di Udine - afferma - è virtuosa. Ha 500 dipendenti, ma noi teniamo sotto controllo i conti, le spese per il personale e tutto quanto. Al Sud questo non accade, purtroppo. Ecco perchè penso che bisognerà riprendere in mano la questione dei costi standard e del federalismo. L’Italia è arrivata a un punto di non ritorno? Rischia di fallire? E’ vero, ma tutto è dovuto ai troppi sprechi che ci sono in molte zone d’Italia. I soldi del Friuli invece restano qua, le Province le paghiamo noi, con i proventi dell’Iva e dell’Irpef, così come facciamo con la sanità che è uno dei fiori all’occhiello. Ecco questo la gente lo deve sapere, noi siamo una regione virtuosa».
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