Il sogno friulanista di don Placereani e la Mostre dal Cine

Le giornate di Suns, il festival delle lingue minoritarie promosso dall’Arlef, si sono intrecciate con le manifestazioni (con il Css) per il ricordo di pre Checo Placereani, il sacerdote guida della friulanità, scomparso 25 anni fa. L’altra sera al San Giorgio è andata in scena una pièce a lui dedicata, mentre al Visionario in questi giorni (con il Cec) si è aperta la Mostre dal Cine, dedicata ai registi delle lingue delle Piccole Patrie.
L’omaggio a Pre Checo. Ha suscitato commozione e molti applausi la prima dello spettacolo Il sium di une patrie. I ultins dîs di pre Checo Placerean, in un gremito Teatro San Giorgio. La scenografia è essenziale, quasi scarna: una sedia, un grande crocifisso e tante corde pendenti a evocare il ròcul da uccellatore che don Francesco Placereani aveva a Montenars, il suo paese. Quanto necessario per concentrarsi sul bellissimo monologo di Fabiano Fantini, tutto in friulano. Pre Checo - Fantini dialoga con se stesso, si guarda dall’esterno, negli ultimi toccanti momenti di vita e di malattia, poggiato tra una sedia e un bastone sulle gambe malferme, ancora in lotta con il clero e Roma per amor della sua piccola patria, il Friûl. Il suo ritratto - «simpri cul toscan e i scarpons da ocelador fin iu a Aquileie» viene rievocato attraverso i momenti salienti di una vita di piccole e grandi battaglie. Dalla critica a Papa Paolo VI – per lui “un maleducât” –, perché al Congresso eucaristico del ’62 non aveva salutato i friulani, ma i veneziani e gli sloveni sí - alla difesa della traduzione della Bibbia in friulano («comencjade di cui ca non la finide e finide di cui ca non l’à comencjade», ovvero don Antonio Bellina), dalla predica fatta ai friulani due mesi dopo il terremoto del ’76 (trasmessa da un vecchio ed evocativo registratore in scena), alla prima messa in marilenghe, sulla cima del Monte Cuarnan: «L'indoman il Vescul mi a clamat e mi a domandat di cui che o vevi ricevut il permes di disi mese par furlan. O ai rispuindut "Sior Vescul, io il permes lo ai ricevut dal Spirtu Sant. E se Mosé a l’a ricevut lis Taulis da la Lec sul Sinai, che nol rive nencje a votcent metros, io o varai ben dirit di disi mese su di un mont alt plui di mil e tresint!». Orgoglioso, passionale, difficile, Pre Checo venne ingiustamente osteggiato dai superiori, persino privato dell’insegnamento della religione con conseguente esaurimento nervoso. «Non mi han capìt - dice - e van a Rome a fa inchìns dal Papa». Nel delirio della malattia anche le immaginarie visite - e anche qui si capisce la ricchezza del testo - ricevute dai patriarchi Bertrando e Marquardo, sue figure di riferimento, primi ispiratori per una coscienza di popul furlan. Magistrale il dialogo con i singulti e le melodie strazianti della fisarmonica di Sebastiano Zorza. Ironico e leggero il tocco finale, con l’ingresso in scena di un attore africano - esempio di perfetta integrazione sociale - che gli porta la valigia e lo invita a chiudere: «Pre Checo a je propite finide cumò».
La Mostre dal Cine Intanto al Visionario si tiene la terza giornata della Mostre dal Cine, il festival internazionale sul cinema europeo delle minoranze linguistiche. Tra proiezioni e incontri a ingresso libero la giornata prenderà il via oggi, alle 17.20 al Bar del Visionario, con l’incontro con attori e registi e proseguirà con le proiezioni sul grande schermo della sala Astra a partire dalle 20. L’incontro sarà con il regista basco Alberto Gorritiberea, autore del noir Arriya – La piedra, assieme ai registi sardi Simone Contu e Marco Antonio Pani. Alle 20 le proiezioni con l’ultrapremiato film catalano Pa negre di Agustí Villaronga (anche una nomination agli Oscar per la Spagna). Film drammatico e carico di misteri, Pa negre è ambientato nella Catalogna del dopoguerra ancora segnata dalle ferite morali e sociali della repressione franchista. Il secondo film catalano della serata, premiato in numerosi festival internazionali e con protagonista Geraldine Chaplin, sarà La mosquitera di Agustí Vila.
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