Preda dei ladri e a rischio amianto Lo scandalo delle caserme vuote

Epicentro del degrado la provincia di Pordenone che, territorio di confine con la cortina di ferro ormai smantellata, ha 102 chilometri quadrati di superficie destinati ad attività militari. 

Nov 2008, Italy: © Fabrizio Giraldi
Nov 2008, Italy: © Fabrizio Giraldi

PORDENONE. Quando l’ex ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha annunciato, con l’ultima manovra finanziaria del Governo Berlusconi, che verranno racimolati alcuni miliardi di euro nel prossimo triennio dalla vendita delle caserme inutilizzate probabilmente era ignaro della storia recente, ovvero immobili ceduti ai Comuni e altri semplicemente abbandonati che rappresentano un patrimonio avviato a un veloce degrado nonostante le mille promesse di riutilizzo reiterate nel tempo.

Epicentro del degrado proprio il Friuli Venezia Giulia e al suo interno la provincia di Pordenone che, territorio di confine con la cortina di ferro ormai smantellata, ha 102 chilometri quadrati di superficie destinati ad attività militari, pari a più di due volte e mezzo quella della città di Pordenone.

Secondo un’indagine della Procura militare di Padova, tra Livenza e Isonzo sono più di 400 i beni tra ex caserme, arsenali, depositi, ospedali, basi, poligoni, polveriere, alloggi dell’esercito completamente abbandonati. Alcune sono semplicemente vuote, non utilizzate dall’Esercito, ma nemmeno dismesse. Altre sono state cedute alla Regione e quindi ai Comuni negli anni passati, senza però che questo passaggio abbia comportato un rilancio effettivo dei siti, buona parte dei quali lasciati al loro destino.

Ora il nuovo annuncio da Roma, che, a differenza del passato, è strettamente legato a esigenze finanziarie: vendere le caserme per fare cassa. Secondo il provvedimento del Governo Berlusconi i proventi potenzialmente in arrivo dalla dismissione degli immobili della Difesa saranno destinati per una quota del 55 per cento al Fondo per l’ammortamento dei titoli di debito pubblico; il 35 per cento andrà alla Difesa, mentre il restante 10 per cento agli enti locali coinvolti nei processi di valorizzazione degli immobili.

In tempi di crisi dell’edilizia, con un mercato delle abitazioni che nel Friuli occidentale ha un’offerta sufficiente da qui al 2020, secondo i dati della Provincia di Pordenone, con 30 mila case nuove e vecchie non occupate, chi si azzarda a comprare immobili che devono essere prima bonificati e quindi convertiti? I “ladri di rame”, specializzati nel furto e commercio illegale di questo materiale, dopo fabbriche attive ed ecopiazzole, si sono concentrati anche sui siti dismessi o abbandonati dell’Esercito, già abbondantemente oggetto di razzie. Conoscono bene lo stato di degrado oltre i muri di recinzione che si percepisce passando accanto ai siti militari. Se mai le caserme verranno vendute, quindi, dovranno essere bonificate, con costi che spesso sono antieconomici ai fini dell’investimento complessivo, e quindi riattate a destinazioni abitative, produttive o pubbliche.

Non basta, in sostanza, metterle in vendita per ottenere un risultato di carattere economico come dimostra l’esperienza del recente passato, dove si contano sulle dita di una mano i casi di riconversione di siti militari dismessi.

Un vero peccato visto che si tratta di un patrimonio immobiliare che vale, solo nel territorio della Destra Tagliamento, varie centinaia di milioni di euro.

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