Una pietra d’inciampo ricorderà il sacrifico del maggiore Bianchi

Sabato la cerimonia: sarà installata davanti alla casa dove ha vissuto il militare morto a Dachau 
Francesca Artico

MARANO

Una pietra d’inciampo per ricordare il maggiore Marco Bianchi, morto a Dachau nel 1945, «perché nessuno dimentichi le atrocità di cui l’uomo è stato capace» - si legge nella motivazione del Comune -, ma anche un piccolo e significativo gesto d’amore di Marano in occasione della Giornata della Memoria, nei confronti di questo suo figlio che ha dato la vita per la libertà.

Sabato 29 gennaio alle 11, la pietra d’inciampo verrà installata nella pavimentazione stradale di via Sinodo, davanti alla casa in cui il maggiore Bianchi è cresciuto ed è vissuto insieme con i genitori, il fratello e le sorelle, all’ombra della Torre Millenaria simbolo di Marano Lagunare. La “Stolperstein” - il termine tedesco della pietra d’inciampo - di Marano Lagunare andrà a sommarsi alle oltre cento già collocate nella nostra regione e sarà la prima a interessare un comune della Bassa friulana.

Nato a Marano nel 1899, Marco Bianchi era figlio di Giovanni, medico chirurgo appartenente a una tra le più importanti casate della borghesia post-unitaria e della nobildonna Teresa Marin, discendente da una famiglia aristocratica di Latisana, proprietaria di vasti latifondi tra Veneto Orientale e Friuli.

I due si conobbero a Marano, dove Giovanni svolgeva la professione di medico condotto e Teresa vi abitava con i genitori, dopo l’acquisto da parte del padre del Palazzo dei Provveditori (sede del Governatore della Serenissima).

Patrioti convinti, combattenti delle guerre del Risorgimento, filantropi e amministratori politici locali, fecero crescere Marco in un ambiente fervido di stimoli patriottici e di responsabilità civiche, valori a loro tanto cari che formarono il giovane.

Diplomatosi a Udine nel 1916, Bianchi venne chiamato alle armi e frequentò il corso ufficiali a Parma, dal quale uscì ufficiale nel 1917. Entro a far parte come ufficiale di carriera nel Regio Esercito. Partecipò alla Grande Guerra in forza al 2° Reggimento Fanteria Brigata Re. Venne decorato al valor militare e raggiunse il grado di maggiore nei primi mesi del Secondo conflitto mondiale.

Durante l’occupazione nazista prese parte alla lotta di Liberazione collaborando con la Divisione Osoppo. La sua vita fu ostacolata a più riprese dal fascismo, da lui sempre avversato con coerenza e ostinazione.

Nel 1944 venne arrestato dalle Ss e incarcerato a Udine. Dopo dodici giorni fu trasferito nelle carceri di Spalato per poi passare alla Risiera di San Sabba e quindi ai silos del porto di Trieste ad essere successivamente confinato nel campo di sterminio di Dachau in qualità di deportato politico.

Morì il 22 gennaio 1945 nell’infermeria del lager dopo tre giorni di agonia a causa del pestaggio da parte del kapò del campo. Il corpo venne incenerito lo stesso giorno nel forno crematorio.

A proporre la pietra d’inciampo sono stati Massimiliano Galasso, studioso di storia militare, e il professor Noel Sidran, nipote del maggiore Bianchi e, insieme ai famigliari, custode morale della storia del patriota martire del nazifascismo.

Nella Giornata della Memoria dello scorso anno, la giunta del Comune di Marano aveva approvato all’unanimità la richiesta di installare la pietra d’inciampo a lui dedicata e sabato, a un anno di distanza, manterrà fede a questa promessa. —



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