Nonna Aurora Bortolussi compie 107 anni «Il mio segreto è recitare il Rosario ogni sera»

la storia
Attorniata dai figli, nipoti e pronipoti, ieri, Aurora Bortolussi ha soffiato su 107 candeline. Un traguardo raggiunto con grinta e determinazione dopo aver superato due guerre, la spagnola e il Covid festeggiato alla presenza del sindaco di Sedegliano Dino Giacomuzzi e del suo vice Giovanni Trevisan.
Il segreto? Non uno solo, in realtà. Lei ogni sera si addormenta recitando il rosario trasmesso su Tele 2000 e lo conosce a memoria. Canta e parla in friulano e in italiano, colora i disegni prestampati, facendo attenzione a non uscire dai bordi. «Chiede il bacio, accarezza, ringrazia, come ha sempre fatto durante la sua lunga vita» dicono i parenti. Dolcezza, generosità, laboriosità, sono le doti che le vengono riconosciute da tutta la famiglia di cui è il punto di riferimento. Sono tante le passioni che ha coltivato nel corso della sua vita: l’orto, la campagna, fiori, canto. Senza disdegnare a qualche golosità come i cioccolatini, coca cola, caffè corretto Bayles.
Aurora si illumina quando vede i suoi cari e al nome di una città, Parigi. Là, infatti, sono sepolti il padre, due fratelli, una sorella e quattro nipoti dopo che, nel 1949, vi erano emigrati. Ci è andata, nel 1989 e conserva ben viva l’emozione del viaggio in aereo, vicino al finestrino, e delle luci che le sembravano «dei tanti presepi accesi».
Dal 1996 è ospite della figlia Vilma e del genero Luigino, a Gradisca di Sedegliano, amorevolmente accudita anche da Alina, Anna e dal figlio Renzo.
Nata a Roveredo di Varmo, il 5 novembre 1914, ha dovuto crescere in fretta. Sua madre Santina morì di spagnola quattro anni dopo – il 26 ottobre 2018 – lasciando cinque figli, mentre il padre Erminio era in guerra. Dal conflitto riuscì a tornare e a crescerli, senza risposarsi.
Il 7 aprile 1940, Aurora sposò Ercole Bosa, figlio di Silvio e Caterina Tubaro, trasferendosi nel Mulino Bosa di Codroipo. Nella numerosa famiglia – composta da ben 24 persone – assunse, da subito, il ruolo di donna di fatica: figli, mulino, campagna, stalla. Aurora era infaticabile, sempre pronta a “dividersi” tra il lavoro e la famiglia.
Nel 1941 è nato il figlio Renzo, due anni dopo Luciano e, nel 1953, Vilma. Mentre il marito, dopo aver lavorato alla Quadruvium, aveva trovato impiego alla Fiat a Torino, lei li cresceva, sempre paziente, gentile e disponibile con tutte le persone che avevano bisogno di aiuto.
Aveva poi prestato servizio dalla famiglia Maurig e Martinelli, di Codroipo, facendosi ovunque apprezzare per la sua serietà e professionalità.
I capisaldi di Aurora sono sempre stati – e lo sono ancora oggi– la fede nella Madonna e la pace in famiglia. «Forse, per questo, al solo vederla, nasce spontanea una rara sensazione di serenità» aggiungono i familiari che ieri si sono riuniti per festeggiare assieme a lei questo importante traguardo. Per lei una bella torta, fiori e l’immancabile canzone per augurarle “buon compleanno alla nonna bis” cantata dai suoi pronipoti. —
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