UDINE. Una stretta sulle scuole, lasciando però aperte materne ed elementari, e nelle province di Udine e Gorizia. È questo «l'ultimo sforzo chiesto ai cittadini del Friuli Venezia Giulia» deciso da Massimiliano Fedriga dopo diversi giorni di consultazioni con la task force regionale anti-Covid e i principali esponenti politici ed economici della regione .Il governatore, infatti, ha stabilito di applicare una zona arancione nelle province di Udine e Gorizia in vigore da sabato e di "vistare" il ritorno alla didattica a distanza per scuole medie, superiori e università a partire da lunedì in tutta la regione.
Le decisioni - valide per i 15 giorni successivi all'entrata in vigore delle misure stesse - sono state prese con l'obiettivo di provare ad arginare la crescita dei contagi manifestatosi in Friuli Venezia Giulia a partire dal 22 febbraio.
Le scuole: aperti gli asili, materne ed elementari
In alcune parti d’Italia si è scelto, di fronte all’aumentare dei contagi e all’elevata incidenza della variante inglese nelle fasce di popolazione più giovane, bambini compresi, di chiudere tutte le scuole di ogni ordine e grado.
In Friuli Venezia Giulia, invece, la Regione ha preso una strada diversa. Se, infatti, la decisione è stata quella di applicare le limitazioni, in vigore da lunedì, sull’intero territorio regionale e non soltanto nelle province di Udine e Gorizia, allo stesso tempo la giunta ha voluto mantenere in funzione gli asili nido e la didattica in presenza alle materne e alle elementari. Una scelta, questa, presa probabilmente per cercare di venire incontro alle esigenze dei genitori lavoratori con i figli più piccoli e che si sarebbero trovati in difficoltà in caso di chiusura delle scuole.
Attenzione, però, perché la libertà di scelta in tema di istruzione, che appunto ha consentito di non chiudere tutte le scuole, vale soltanto con la zona arancione. In caso di declassamento della Regione, o anche di porzioni di essa, in rossa le cose cambiano. Il Dpcm di Draghi, infatti, stabilisce che nelle zone rosse «sono sospese le attività dei servizi educativi dell’infanzia» e «le attività scolastiche e didattiche delle scuole di ogni ordine e grado si svolgono esclusivamente con modalità a distanza». Resta in ogni caso salva la possibilità – e ancora di più in zona arancione – di «svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali».
Spostamenti: non si va al mare o in montagna, sì alla seconda casa
La zona arancione porterà al blocco degli spostamenti fuori dal Comune di residenza – se non per comprovate motivazioni di lavoro, necessità, salute e urgenza – e, allo stesso tempo, anche il divieto per chi risiede in zona gialla di recarsi nelle aree con limitazioni maggiori.
Il primo effetto concreto, per capirci, riguarderà il weekend quando le principali località di mare (Lignano e Grado) e montagna (Tarvisio e Sappada, ma non Piancavallo), saranno di fatto off limits se non per i possessori di seconde case cui il Dpcm attualmente in vigore – e anche quello firmato da Mario Draghi – consente gli spostamenti per questo motivo all’interno della zona arancione, ma non in quella arancione scuro e nemmeno in quella rossa. Attenzione, tra l’altro, perchè questa libertà è consentita soltanto al nucleo familiare: non si può, cioè, andare nelle seconde case con gli amici.
Nelle pieghe della zona arancione, inoltre, è stata confermata anche un’altra deroga – all’comma 4 dell’articolo 35 del Dpcm di Draghi – che spiega come «sono comunque consentiti gli spostamenti dai comuni con popolazione non superiore a 5 mila abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia».
E sempre consentito, infine, il transito sui territori in zona arancione «qualora necessario a raggiungere ulteriori territori non soggetti a restrizioni negli spostamenti o nei casi in cui gli spostamenti sono consentiti». Da Pordenone, in estrema sintesi, si potrà andare a Trieste passando per Udine e, ovviamente, anche viceversa.
Ristorazione: bar e ristoranti lavorano solo per asporto e domicilio
La novità principale, o quantomeno quella che balza maggiormente agli occhi, della zona arancione rispetto a quella gialla porta alla chiusura per quanto riguarda la vendita al dettaglio di bar e ristoranti che potranno operare in questo senso, nelle province di Udine e Gorizia, soltanto fino alle 18 di venerdì.
Il Dpcm in vigore, e il prossimo di Mario Draghi, prevede infatti che «sono sospese le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie), ad esclusione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale a condizione che vengano rispettati i protocolli o le linee guida diretti a prevenire o contenere il contagio». E se «resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti che vi siano alloggiati» per le strutture “tradizionali” «resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché fino alle ore 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze».
L’unica novità che scatterà da lunedì con l’entrata in vigore delle disposizioni valide fino al prossimo 6 aprile, infine, è che l’acquisto da asporto fino alle 18 – e non fino alle 22 – riguarderà soltanto i bar, o meglio quelli definiti dal codice Ateco 56.3 come «bar e altri esercizi simili senza cucina», ma non più le enoteche che potranno, pertanto, continuare a operare fino al regolare orario di chiusura del proprio esercizio commerciale.