Centinaia di accessi al Pronto soccorso, la situazione negli ospedali della regione: "A rischio l'assistenza di tutti i malati"

UDINE. Il ritmo è di 120-140 nuovi accessi al giorno. Tanti, ma non tantissimi se paragonati alla media che il Pronto soccorso aveva registrato l’inverno scorso. Ora, però, a cambiare sono le patologie: quasi tutti casi complessi, a cominciare dai pazienti Covid, e praticamente nessun cosiddetto “codice bianco”.

E visto che questo accade in un momento in cui, con la pandemia in corso, l’ospedale è stato quasi interamente dedicato alla gestione delle emergenze da coronavirus e che alcuni reparti risultano temporaneamente chiusi per il contagio dello stesso personale - l’ultima in ordine di tempo è stata la Cardiologia -, è proprio tra il Pronto soccorso e la Medicina d’urgenza che viene convogliata la gran parte dei malati. In un’area, cioè, che conta appena 22 posti letto per i positivi al Covid e 12 per tutti gli altri.

Una convergenza di fattori che, pur con tutto l’impegno del mondo, minaccia di mandare in crisi il sistema. Il primo a dirsi preoccupato, non a caso, è il direttore della struttura, Mario Calci. «Il vero e più grande problema – spiega – è il rischio di non poter collocare nei reparti i pazienti. Noi abbiamo resistito fino adesso, anche a costo di sospendere le ferie da novembre per coprure i turni, e continueremo a farlo finché ce ne sarà bisogno. Ma ciò che temiamo possa venire meno è la garanzia dell’assistenza a tutti».

I numeri parlano chiaro: un terzo delle persone che arriva in Pronto soccorso ogni giorno viene sottoposta a valutazione per sospetta positività al Covid. «Si fa fatica a contenere la pressione – continua Calci –, perché, nel caso di questi pazienti, si tratta di ricoveri lunghi e particolarmente impegnativi».

E allora, dopo che con le ambulanze in fila, nove in tutto, in attesa del via libera a scaricare i rispettivi pazienti, a fine novembre pareva davvero di avere toccato la vetta dell’emergenza, l’impressione è che la morsa sia ancora più stretta. «In realtà, da allora non si sono più ripetute situazioni del genere – afferma il direttore del Pronto soccorso e della Medicina d’urgenza –. Adesso i pazienti Covid vengono ricoverati nelle aree loro riservate nel giro di 24 ore. Oggi l’accumulo è di sole sei persone in attesa». Ma il virus viaggia veloce e valica qualsiasi muro. Compreso quello dei reparti ospedalieri. «È a quel punto, quando ad ammalarsi sono anche i colleghi sanitari, che la situazione si fa ancora più critica», conferma Calci, costretto a continui calcoli di sottrazione nella distribuzione quotidiana dei pazienti.

La situazione negli ospedali della Regione

I dati delle terapia intensive e delle ospedalizzazioni in Italia

 

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto