Quella vittoria sulla Juve e gli spalti vuoti che ricorderemo per anni: il 2020 dell'Udinese tra stop e coronavirus
Si sta per chiudere anche per il calcio un anno davvero particolare: dal lockdwon tra marzo e maggio alla ripresa sempre senza pubblico

Alzi la mano chi non vede l’ora di mettersi alle spalle questo 2020. È stato un anno difficile, particolare, anche drammatico. La pandemia ha inevitabilmente coinvolto tutti, chi più chi meno, mondo del calcio compreso. L’Udinese non poteva fare eccezione. È stata una stagione sportiva travagliata, con la conclusione dei campionati messi a rischio e poi salvati per il rotto della cuffia tra mille difficoltà.
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E tra mille difficoltà si è ripartiti con un calendario compresso che continua a mettere a dura prova la resistenza fisica e mentale dei calciatori. Sia chiaro: sempre più fortunati loro di chi perde il lavoro o sta vedendo messa a rischio la propria impresa o la propria attività, ma qui di calcio stiamo parlando e quindi è giusto sottolineare che anche il mondo del pallone non se la sta cavando bene e le casse di molte società hanno un preoccupante segno rosso. Tra queste non c’è – ed è bene sottolinearlo – l’Udinese, esempio sicuramente virtuoso da questo punto di vista.
Scatto iniziale
Il 2020 dei bianconeri è cominciato con due vittorie che, a posteriori, si sono rivelate decisive per approdare a una salvezza relativamente tranquilla (prima dell’inizio della terz’ultima giornata a Cagliari). La prima arrivò a Lecce il giorno della Befana: a firmarla fu De Paul, quasi un segnale profetico di quello che per Don Rodrigo sarebbe stato sin qui l’anno migliore della sua carriera (ecco, l’argentino è uno dei pochi che, professionalmente parlando non vorrebbe mettersi alle spalle questo 2020).
Sette giorni dopo arrivò il più rotondo successo della stagione (3-0 come a Ferrara con la Spal) contro il Sassuolo: Okaka-Sema-De Paul in quella che è stata una delle prestazioni in cui l’Udinese è riuscita a capitalizzare al meglio le occasioni create. Il girone di ritorno cominciò con la trasferta sul campo del Milan: prestazione di spessore, ma contro tanti errori sotto porta: 3-2 per il diavolo allo scadere per una sconfitta immeritata. Gioca ma non fa gol l’Udinese che nelle successive quattro gare va a segno solo una volta (1-1 a Brescia) dove rimedia in extremis un punto dopo aver sprecato l’impossibile nel primo tempo.
Tutti fermi
E 0-0 finisce anche la gara con la Fiorentina. È l’8 marzo e allo stadio Friuli si gioca alle 18. Quel giorno il campionato si ferma. Addirittura la gara delle 12.30 viene posticipata di un’ora perché il ministro Spadafora in un primo momento era orientato a bloccare tutto (Parma e Spal erano già nel tunnel che porta all’ingresso). Pochi giorni dopo alcuni giocatori della Fiorentina risultano positivi e in casa Udinese si teme che durante la gara ci possa essere stato qualche contagio. Non sarà così. Ma intanto l’Italia è tutta zona rossa e vengono anche sospese le sedute di gruppo. Al massimo ci si può allenare a casa correndo sul <CF1002>tapis roulant </CF>o in palestra per chi ne ha una a domicilio.
Tira e molla
Ci si ferma ma non si sa quando si ripartirà. Inizialmente si parla di uno stop di tre settimane, un mese, in realtà si ripartirà il 23 giugno con gli allenamenti prima individualizzati e poi di gruppo che riprenderanno a metà maggio. All’Udinese in quell’arco di tempo, lo si capirà nello sviluppo del finale di stagione, viene svolto un lavoro impeccabile a livello fisico che sarà una delle travi portanti della salvezza.<MC>
La maledizione del regista
L’Udinese riparte da Torino contro i granata e la tendenza è quella di prima della sosta: i bianconeri giocano, gli altri segnano. In regia si fanno male prima Mandragora e poi Jajalo. Senza pubblico il Friuli risulta tutt’altro che un fattore: ko con l’Atalanta, pari col Genoa (2-2 quando all’80’ si era sul 2-0), pesante sconfitta (1-3) con la Samp e 0-0 con la Lazio; in trasferta successi con Roma (0-2) e Spal (0-3) e ko allo scadere a Napoli (2-1) dopo aver sprecato due occasioni per andare in vantaggio nel finale.
Emozione per sempre
Si arriva così al 23 luglio, un mese esatto dalla ripresa del campionato quando a Udine arriva la Juventus che, in caso di vittoria, si laureerebbe matematicamente campione d’Italia. Da Torino sono arrivati lo champagne e le magliette celebrative. Alla fine del primo tempo tutto fa pensare che nello spogliatoio juventino si stapperà visto che Madama è in vantaggio con De Ligt. Invece nella ripresa succede l’impensabile: Nestorovski e poi Fofana nel recupero ribaltano il risultato.
Lo stadio è deserto: inevitabile che il pensiero vada a che atmosfera si sarebbe vissuta con il Friuli stracolmo. All’Udinese manca un punto per la matematica salvezza che arriverà prima di scendere in campo sette giorni dopo a Cagliari in base ai risultati delle dirette concorrenti. In Sardegna, comunque, i friulani vincono 1-0 con gol di Okaka: risultato e marcatore saranno ripetuti in fotocopia nell’ultima giornata a Sassuolo. In mezzo l’ennesima gara casalinga persa con il Lecce. Incredibile ma vero. In tutto il 2020 saranno solo tre i successi casalinghi: quello con la Juve e i due del campionato in corso con Parma e Genoa.
Il rinnovo di Gotti
Poco più di due settimane ed è cominciato il ritiro per la nuova stagione. Se n’è andato Fofana, sono arrivati in extremis Pussetto, Pereyra e Deulofeu, iniezioni di alta qualità che hanno allungato la rosa a disposizione del mister. È rimasto Gotti, il quale non ha avuto il minimo dubbio di continuare come ha confermato lui stesso l’altra sera a Udinese tv: «Che io non volessi rimanere è un falso storico – le sue parole –: il campionato è finito domenica (sabato per l’Udinese e la firma è arrivata mercoledì o giovedì. Poi in mezzo c’è stata una comunicazione da parte di chi aveva interesse a farne una diversa dalla realtà. Mi ha dato un po’ fastidio perché le cose non stavano proprio così». Come dargli torto?
Tre partite zero punti
È stata una partenza ad handicap quella dell’Udinese. Esordio a Verona e sconfitta immeritata di misura, seconda di campionato in casa con il neopromosso Spezia e altro ko con un centrocampo composto da Coulibaly, De Paul e Palumbo, poi la sconfitta con la Roma. Il ghiaccio è stato rotto in casa con il Parma grazie al 3-2 di Pussetto. Il bivio della stagione è stata la gara con il Sassuolo dove, in caso di sconfitta, forse Gotti sarebbe stato esonerato. Una settimana più tardi di vitale importanza i tre punti ottenuti contro il Genoa con l’1-0 firmato De Paul.
Il filotto e Lasagna
La squadra ha trovato un filotto con sei risultati utili consecutivi. La serie è stata interrotta dalla inaspettata sconfitta con il Benevento. Quindici punti in tredici gare (c’è da recuperare quella con l’Atalanta) non corrispondono al reale valore della squadra e anche al volume di gioco che ha espresso, ma per trovare una risposta al perché la classifica non è migliore ci soffermiamo sui gol falliti da Lasagna con Spezia, Roma, Fiorentina e Cagliari (ce ne sarebbero almeno altri cinque o sei): fate i conti e capirete dove sarebbe l’Udinese con quei gol. Buon 2021 a tutti.
Argomenti:udinese calcio
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