Coronavirus in Fvg, i numeri di un anno devastante: vittime quadruplicate nella seconda ondata, ospedali sotto pressione

UDINE. Qualcuno credeva che non dovesse neppure arrivare – anche perché c’era chi in modo irresponsabile aveva definito il virus «clinicamente morto» – e invece da ottobre in poi la seconda ondata del Covid-19 si è poco alla volta materializzata rivelandosi devastante.
Dal punto di vista sociale ed economico, ma soprattutto in termini di vite umane. Soltanto in Friuli Venezia Giulia le vittime sono state quattro volte superiori a quelle che si erano contate in primavera.
«Nella seconda fase, da ottobre a dicembre, nella nostra regione sono morte oltre 1.270 persone contro i 299 decessi del periodo che va da marzo a maggio – sottolinea il professor Vincenzo Della Mea, insegnante di Informatica medica del dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche dell’università di Udine – . Un numero elevato che dipende direttamente dalla quantità di persone infettate. Nella prima fase nella nostra regione si erano contati circa tremila positivi in tre mesi.


LA TESTIMONIANZA
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Nello stesso arco di tempo, ma da ottobre a dicembre, siamo già arrivati a circa 44.600 contagiati. Questo si spiega con il fatto che ora abbiamo eseguito in Fvg un numero di tamponi molto superiore: 760 mila circa contro i 75 mila della scorsa primavera (qui la guida).
In ogni caso la diffusione del virus si è moltiplicata e ha fatto innalzare il numero di malati gravi tanto che ora la nostra tenuta ospedaliera è messa a dura prova. Aumentando la massa di persone malate è cresciuto anche il numero di chi non ce l’ha fatta».
Nella percezione generale il periodo di marzo e aprile segnato dal lockdown è rimasto forse impresso con più forza nella mente, ma ciò che è accaduto in un periodo di uguale durata (tre mesi) da ottobre a dicembre non ha paragoni.
Tutte le curve che misurano la pandemia sono più basse nei primi tre mesi. Non solo. Mentre allora il lockdown riuscì ad abbattere rapidamente i contagi, le misure intermedie prese ora dal Governo stanno ottenendo risultati non certo definitivi. Anzi, in Fvg le curve dopo un periodo di discesa dovuto probabilmente all’adozione della zona arancione stanno ora risalendo.
IL FOCUS
«A marzo – ricorda Della Mea – siamo stati bravi e veloci a isolare i due principali focolai di coronavirus che erano scoppiati a Gorizia e all’università di Udine. Poi il lockdown ha impedito che il Covid si diffondesse troppo. Ora ci sono migliaia di focolai, in parte nati durante l’estate quando qualcosa è sfuggito al tracciamento, in parte dovuti anche alle varianti più infettive».
«E resta un punto dolente, quello dei decessi – prosegue il docente – che se nel picco della prima ondata erano rimasti percentualmente alla metà del valore generale dell’Italia, ora sono schizzati al doppio della media del Paese. Difficile trovare i motivi di tutto ciò. Una risposta potranno darla in futuro gli epidemiologi».
Preoccupante anche l’andamento in questa seconda fase della curva della percentuale di positivi sui tamponi. Resta attorno al 10 per cento e non sembra calare. Nella prima fase, nel giro di un mese e mezzo, si era ridotta quasi a zero».
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