Coronavirus, ricoveri e isolamenti in crescita: negli ospedali verso il rinvio degli esami non urgenti

La Regione convoca i sindaci per creare nuovi reparti Covid. La Protezione civile torna ad aiutare le persone in cura a casa

UDINE. Settecentoventisei positivi in un giorno. Sabato 31 ottobre, per la prima volta dall’inizio della pandemia, è stata superata la soglia del 10 per cento tra il numero dei positivi e dei tamponi effettuati. Con 36 ricoverati in Terapia intensiva e 167 in altri reparti il sistema regge, ma se va avanti così è impossibile dire per quanto tempo ancora.

Nei Pronto soccorso Covid arrivano decine di pazienti al giorno e non sempre nei reparti ci sono letti liberi per accoglierli. Di fronte a questi numeri la Regione sta cercando di agire d’anticipo con una nuovo riorganizzazione dei servizi ospedalieri e dei tracciamento dei contatti.

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Dopo la sospensione dei Punti di pronto intervento negli ospedali di Gemona e Cividale dove è stata chiusa anche la Medicina, e la riconversione in reparti Covid delle Medicine di Palmanova, non si escludono altre attivazioni di reparti per ricoverare i pazienti Covid non in gravi condizioni.

Non è esclusa neppure la sospensione delle prestazioni sanitarie non urgenti, a eccezione dell’attività oncologica. Si lavora per potenziare pure i Dipartimenti di prevenzione dove serve personale anche per mantenere i contatti con le persone in quarantena e in isolamento domiciliare.



La situazione

Di ora in ora la situazione si fa sempre più complessa. Uno degli ospedali più in sofferenza è il Santa Maria della Misericordia di Udine da dove, già nei giorni scorsi, il direttore del Pronto soccorso, Mario Calci, aveva invitato i cittadini a indossare la mascherina, a mantenere il distanziamento sociale e a lavarsi spesso le mani proprio perché la situazione rischiava di diventare insostenibile.

«Le ambulanze arrivano in certi momenti della giornata una dopo l’altra, mettendo a dura prova la nostra capacità di garantire a tutti attenzione e cure adeguate, mentre – si legge nella lettera aperta del direttore – l’intero ospedale lavora senza sosta per collocare i pazienti nei nuovi posti in allestimento».

Anche nei reparti di Malattie infettive e Terapia intensiva Covid sono stati attivati, rispettivamente, 16 e 10 nuovi posti letto, i 46 e i 22 esistenti erano e restano tutti occupati. Senza contare che a livello regionale si valuta se trasferire alcuni pazienti dagli ospedali che non ce la fanno più ad accoglierli nelle strutture delle regioni meno colpite dal Covid.

Il piano

Di fronte a questi numeri la task-force Covid regionale, diretta dal professor Fabio Barbone, non esclude ulteriori interventi e, ieri pomeriggio, ha convocato in video conferenza i sindaci dell’Azienda sanitaria Friuli centrale. Oggi tocca a quelli dell’Azienda sanitaria Friuli occidentale. S

i ragiona su una possibile sospensione delle prestazioni non urgente per recuperare spazi e personale da dirottare sul fronte Covid. Non è un’operazione facile, il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, lo sa e non a caso cerca il consenso dei primi cittadini.

Gli stessi che hanno proposto di mettere a disposizione del Dipartimento di prevenzione alcuni dipendenti comunali a cui affidare la gestione delle comunicazioni indirizzate alle persone in quarantena o in isolamento domiciliare. Trattandosi di dati sensibili, però, la proposta richiede accurati approfondimenti. È stata invece ripristinata la presenza dei volontari della Protezione civile sul territorio a supporto delle persone in cura domiciliare.

L'assessore

«Ci sono tre curve da osservare con attenzione: le terapie intensive, i ricoveri e gli isolamenti. Crescono tutte, pur con intensità diverse» spiega l’assessore convinto che «le principali manovre ospedaliere sono necessarie per posti letto dedicati a cure di media e bassa intensità, ma questi devono avere le professionalità che mancano e impongono la riorganizzazione di alcuni reparti».

A tutti questi temi «viene dedicata la maggiore attenzione insieme alla capacità di assistere le persone il più possibile a casa, in isolamento, considerando l’elevato rapporto tra sintomatici e asintomatici. È un lavoro delicato che – conclude Riccardi – impone anche decisioni difficili. Decisioni che vanno prese, come stiamo facendo, contestando facili strumentalizzazioni di campanile. La sicurezza dei malati viene prima di qualche preferenza in più alle elezioni».

Gli interventi già attuati

Oltre alla sospensione di alcune attività sanitaria negli ospedali di Gemona e Cividale, l’Asufc e l’Asfo hanno già trasformato anche le Rsa di Palmanova, Gemona e Sacile in strutture dedicate esclusivamente ai pazienti malati di Covid-19. —


 

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