Duecento persone per il sit in di protesta a Sacile: «Non possiamo fermarci noi abbiamo già pagato»

SACILE. No alle chiusure anticipate di ristoratori e commercianti e si al diritto al lavoro: in 200 hanno protestato a Sacile con il sindaco Carlo Spagnol, nel pomeriggio in piazza del Popolo, contro l’ultimo Decreto del Governo Conte che impone nuove restrizione anti contagio Covid 19.

Sacile, in duecento in piazza per protestare contro il Dpcm di Conte

«Protesta pacifica e civile contro il Decreto del Governo e saremo anche in piazza a Pordenone – Spagnol si schiera –. In gioco c’è il diritto al lavoro per centinaia di addetti ai settori della ristorazione e palestre». Salvatore Staiano è il ristoratore titolare del “Madera” a Cornadella che ha organizzato il sit-in e lo dice chiaro. «Siamo in ginocchio – Staiano fa i conti –. La nostra categoria ha pagato un prezzo alto durante il lockdown e non possiamo permetterci altri sacrifici che porterebbero alla chiusura».


La protesta è esplosa a Sacile con tanti cittadini che appoggiano il settore. «Facciamo squadra per ottenere un cambio di marcia sulle nuove norme – va avanti Staiano –. Chiudere il mio ristorante-pizzeria alle 18 significa abbassare la saracinesca alle 14, dopo i pranzi. L’asporto e la consegna porta a porta non mi permetterà di pagare l’affitto di 4 mila euro al mese e salari di una decina di dipendenti».

L’analisi è quella sui contagi. «Il rischio contagio in Friuli Occidentale ha numeri controllati e ancora gestibili – va avanti il portavoce della categoria –. Quindi non è possibile applicare le stesse norme di Milano oppure Padova e altre zone dove l’impennata della pandemia è superiore rispetto a Sacile e Pordenone». Tante voci e problemi: è sceso in campo Ivan Bellina atleta paralimpico e meccanico in un laboratorio di biciclette. «Il Governo strozza le nostre attività – ha protestato Bellina –. Ho affisso in vetrina l’impronta delle mani sporche di sangue: un simbolo per dire che il lavoro è un diritto e dobbiamo vivere».

Aria tesa a Sacile, dove la ristorazione, lo sport e le palestre sono in crisi e la “movida” è saltata per bloccare la pandemia. «Non possiamo permetterci altri sacrifici – si sfogano baristi e commercianti –. Lasciateci lavorare: abbiamo investito tanto in sicurezza dopo il primo lockdown e non ne possiamo più di pagare gli errori degli altri». Le voci si dividono. «La destra gioca le ultime cartucce contro il Governo – prende le distanze sui social Alessandro Rinaldini direttore Radio Palazzo Carli –. Se vengono prese queste decisioni, ci si adegua».

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