Nonna simbolo del paese uccisa dal coronavirus, la nipote: regalava a tutto il paese le erbe spontanee

Elvira Di Vora aveva 92 anni: da giovane aveva lavorato come operaia in una fabbrica in Germania

PALUZZA. Se ne sono andate via per sempre la notte di Pasqua Elvira, Ida, Maria e Rosa. Senza l’ultima carezza dei loro cari, senza la parola dolce e di conforto di un figlio o di una nipote. È stata la notte più buia alla casa di riposo Brunetti di Paluzza. Quattro vittime, quattro addii lontane dai parenti, lontane dal sorriso di chi per una vita le aveva amate.

Salgono così a 11 le morti nella struttura del piccolo centro carnico dove attualmente ci sono una sessantina di contagi tra gli ospiti e una ventina tra gli operatori.

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Elvira Di Vora aveva 92 anni ed era ospite della casa di riposo da cinque.  Da giovane era emigrata dal suo paese d’origine, Cercivento, prima in Svizzera poi in Germania dove aveva lavorato come operaia in una fabbrica di apparecchi elettrici vicino a Monaco.

Raggiunta l’età della pensione era poi rientrata in Friuli per dedicarsi alla sua famiglia alla fine degli anni Ottanta. Da Cercivento si era poi spostata a Paluzza. Una donna generosa e altruista. Lei, che aveva lo stesso nome della mamma, amava andare a raccogliere le erbe spontanee per poi regalarle. “Per prima a me – dice la nipote Monica -, era conosciuta da tutti perché faceva lunghe camminate ogni giorno e tornava con il suo grande mazzo di erbette. Era diventata una grande esperta di piante e di fiori. Aveva un grande cuore”.

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Elvira, rimasta vedova del marito Giacomo, lascia il figlio Giulio, le nipoti e le pronipoti. Il rammarico più grande di Monica è proprio quello di non averla potuta salutare un’ultima volta. “Ero andata a trovarla – racconta – ma quando sono arrivata mi hanno comunicato che da mezz’ora prima era vietato l’ingresso ai parenti. Dispiace molto non averla potuta vedere un’ultima volta e dirle quanto le volevamo bene”.

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