Le parole al tempo del Virus, nel racconto dello scrittore di Pordenone, autore fra gli altri di «Pane e ferro» (Biblioteca dell’immagine) da poco in libreria.
Pandemia. Coprifuoco. Igiene.
Vi racconto 3 brevi Storie per narrare 3 importanti Parole…
1. PANDEMIA Quando parliamo di pandemia, di cosa parliamo? Occorre fare un salto nella Storia. Si chiudeva il 1918, nei campi di battaglia d’Europa, al termine della Prima guerra mondiale, si contavano 16 milioni di morti e più di 20 milioni di feriti e mutilati.
Un oceano di sangue e dolore mai visto prima, una montagna di ossa umane visibile da ogni parte del continente. In quei mesi, nel mezzo dell’inferno terrestre, quasi tal “punizione divina” non bastasse, si scatenò l’ Influenza spagnola, una pandemia talmente infettiva e mortale da piegare l’umanità, un fuoco che tra il 1918 e il 1920 uccise globalmente 100 milioni di persone, infestandone 500 milioni, su una popolazione all’epoca di 2 miliardi.
Dall’Europa alle nazioni sull’Oceano Pacifico, dal Mar Glaciale Artico all’Africa, il cimitero del genere umano. Cento anni fa. Che vuol dire ieri: al tempo dei nostri nonni.
Ma ben prima vi fu la Cina. Correndo nella Storia, per aver un altro tal inferno di pandemia, occorre risalire al XIV secolo, e la chiamarono Peste nera. Correva “l’Anno del Signore” 1346, e dal nord della Cina, attraverso Siria, Turchia, Grecia e Balcani, nel 1347 giunse in Sicilia tal Peste nera.
Dalla Sicilia salì la penisola via terra e per mare fino a Genova e Venezia e fu una catacombe; nel 1348 infestò Svizzera, Francia e Spagna; nel 1349 Inghilterra, Scozia e Irlanda. Fino a prendere ogni parte del continente europeo. Solo nel 1353, i focolai della malattia si ridussero, per poi scomparire, lasciando nelle fosse comuni 20 milioni di corpi; e ben 100 milioni d'infettati. Se fate un macabro calcolo, di Influenza spagnola e così di Peste nera, moriva una persona ogni cinque malati.
Eccovi fornita la risposta del perché è fondamentale la Sanità Pubblica. Tra qualche mese, superata la crisi, non scordatelo. Per il resto: ovvio che davanti all'attuale virus ce la faremo, visti gli enormi passi avanti della medicina, della ricerca scientifica, del sistema sanitario in Europa; e pure considerato che la gravità di questo virus non è paragonabile a quelle dei precedenti. Ce la faremo sì: lo dice la Storia.
2. COPRIFUOCO Quando un governo, sia esso democratico o dittatoriale poco cambia, chiude per decreto i locali pubblici, negozi, bar, etc, questo ha un nome: Coprifuoco. L'ultimo Coprifuoco in Italia avvenne durante la Seconda guerra mondiale, tra il 1940 e 1945.
Precedente fu quello durante la Grande Guerra, 1915 e 1918. Occorre tornare su alcuni numeri, come ricordato sopra, a causa della Prima guerra mondiale, furono 16 milioni i morti e 20 milioni i feriti e mutilati, e solo due decenni dopo, al termine della Seconda guerra mondiale, i morti furono 54 milioni e i feriti e mutilati a 57 milioni. L’umanità, è ben chiaro, imparò nulla, manco dalla catastrofe.
Per chi non è molto attento ai numeri: due Italia intere dai 0 ai 100 anni. Oggi, per nostra fortuna, tutto è differente. Non ci viene ordinato di andare nelle trincee del 1915 e nemmeno nei campi di battaglia del 1943; siamo cortesemente invitati a rimanere sul divano. Veniamo a noi: i sistemi economico-sociali, anche i più liberisti, resistono diversi mesi alle odierne ristrettezze.
E comunque verrà un naturale "liberi tutti" abbastanza presto, per l’efficacia che avranno le misure prese ma anche perché nessun sistema per sua natura decreta la propria fine. Così sarà per l’Italia, e per tutto l'Occidente, certo non subito, ma prima dell'estate. 3. IGIENE «Lavatevi le mani! Lavatevi le mani! Per Dio: Lavatevi le mani!».
Non è certamente un consiglio di cui andar troppo fieri, oggi come oggi, nel 2020, considerato che vien rivolto a decine di milioni di persone, che della modernità e della tecnologia hanno fatto un proprio “dio” da venerare. Mica se ne esce puliti, da certi consigli.
Diciamolo. Anche perché risalgono a 170 anni fa. E la storia è la seguente. Fino alla metà dell’Ottocento, nei vari ospedali di quella che veniva definita Europa civile, quasi il 40 percento delle partorienti moriva di febbre e dolori lancinanti, a pochi giorni dal parto. Esempio, nel solo 1846, su 3.876 puerpere ricoverate presso il Padiglione I dell'Ospedale generale di Vienna, ne morirono 459.
Fu in quei drammatici mesi che il dottor Ignác Semmelweis, vice responsabile del Padiglione I, ebbe l’intuizione. – Lavatevi le mani! Lavatevi le mani! Per Dio: Lavatevi le mani! Attaccò a ordinare a un nutrito gruppo di medici e studiosi che bellamente, dopo aver sezionato cadaveri su cadaveri, entravano nelle sale parto a dar “una mano” alle ostetriche, con il macabro risultato di spedire le partorienti diritte al camposanto.
La Scuola medica viennese e pure quella europea, rifiutarono la tesi di Semmelweis, il quale venne licenziato dall’ospedale, finì in rovina, le morti delle partorienti ripresero ingenti, e lui terminò i suoi giorni in manicomio. Sarà il chimico Louis Pasteur nel 1864 a dimostrare la «contaminazione batterica attraverso mani, attrezzature, ambienti insani»; e il più grande scrittore del Novecento, nonché medico dei poveri, Louis-Ferdinand Céline nel 1924, con la sua tesi in medicina intitolata «Il dottor Semmelweis» a dare lustro, memoria e riconoscimento a quell’enorme scoperta medica.
Come detto, ciò accadeva 170 anni fa. Medici, scienziati, intellettuali; speravano che non ci fosse più bisogno di dar certi consigli. Perché questo breve racconto della nostra storia? Perché si sa che ogni malattia va combattuta con farmaci e vaccini, e questi iniettano sempre una piccola percentuale di veleno.
La malattia la combatte il corpo, ma solo quando reagisce; e così per superare questo momento la lettura lucida della Storia dona anticorpi, per reagire. La cultura e la conoscenza, sono da sempre i più grandi vaccini. Ora, dopo aver letto il giornale, via a lavarsi le mani!