Pro e contro, il 5G in Friuli tra progresso e salute

UDINE. Il timore per gli effetti sull'uomo, corroborati da alcune pubblicazioni scientifiche. Ma anche la curiosità per una tecnologia che probabilmente, mai come in passato, cambierà il rapporto con le macchine. Il 5G non è ancora tra noi, eppure la discussione sulle tecnologie di telefonia mobile di quinta generazione è già incendiata. Anche in Friuli, dove l'installazione dei primi quattro ripetitori (a Martignacco, San Quirino e Gorizia) della Telecom ha riportato la questione al centro del dibattito, non solo politico.
"Come cittadini pretendiamo che le istituzioni ci diano delle garanzie. Se non le dà l'Istituto superiore di sanità, chi le deve dare?", ha evidenziato Anna Bottacin (comitato Stop5G) nel corso del dibattito in diretta YouTube nella redazione del Messaggero Veneto. A gennaio sono stati installati in zone artigianali e commerciali i primi impianti di ultima generazione di Telecom, al momento accesi soltanto per la fase di test, ma destinati a essere presto fruibili dalle utenze business, legate ai distretti industriali.
Indubbi, anche per il mondo dell'industria, i vantaggi della nuova tecnologia: "Passeremo dalla rete 4G che permette velocità teoriche sui 100 Mbit, 20-25 in linea pratica, a una rete capace di arrivare a 1 Gigabit", ha spiegato Massimiliano Anziutti, responsabile tecnico della Beantech di Reana del Rojale. Le applicazioni? "Si va dalla telemedicina al collegamento degli oggetti che ci circondano, passando per le tecnologie a servizio dei trasporti", ha detto Anziutti, che ha partecipato al dibattito assieme a Bottacin e Ugo Rossi dell'Alleanza Stop5G.
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