SamuExpo, il salone che apre la strada a nuove tecnologie nelle imprese

C’è il robot che sfida a calcio balilla una persona, a dimostrazione che l’interazione tra uomo e macchina è sempre più possibile, ma sopratutto è un’opportunità e non una minaccia per i lavoratori e i futuri operatori.
C’è la stampante in 3D che sforna figure geometriche prima impossibili da produrre. C’è il team di aziende – sino a poco tempo fa aggregazione impensabile – che fornisce al cliente risposta a tutte le sue esigenze, dall’idea al prodotto finito.
C’è un bel numero di studenti di terza media intenzionati a intraprendere gli studi di meccatronica per diventare «tecnico con i guanti bianchi» perché il concetto della fabbrica rumorosa, degli operai con le mani sporche, nell’industria 4.0 va in pensione.
Tutto questo si vede a SamuExpo – oggi ultimo giorno di apertura del salone dell’industria meccanica alla fiera di Pordenone – attorno a “piazza Comet”, il cluster della metalmeccanica del Friuli Venezia Giulia di cui è co-organizzatore.
Il padiglione 9 ospita più di 70 aziende friulane della metalmeccanica e sei reti d’impresa: il più alto numero di partecipanti regionali mai registrato alla fiera specializzata.
Uno davanti all’altro, un tornio storico dei primi del Novecento e un robot antropomorfo, dotato di giocatore che sfida l’avversario umano grazie a Ir Vision, un evoluto sistema di visione che permette di verificare, grazie a uno speciale algoritmo, la posizione corretta sul piano, affinché possa essere individuata e colpita la pallina in corsa. «In questa piazza si vede il progresso della metalmeccanica», dice Saverio Maisto, direttore del Cluster Comet. «Dall’epoca in cui si lavorava al tornio, simbolo della lunga tradizione manifatturiera del nostro territorio, la metalmeccanica friulana ha percorso molta strada. Nelle officine e nei reparti produttivi delle aziende della nostra regione, la robotica e la digitalizzazione hanno sostituito la forza fisica e gli ambienti di lavoro di una volta, come se li immaginano i più giovani. È un settore che oggi non significa più tute blu e officina, ma ricerca, evoluzione, avanguardia e tecnologia, con i guanti bianchi». Al centro della piazza un maxischermo riproduce le interviste a 75 imprenditori che raccontano com’è cambiata la metalmeccanica.
«Stampiamo su metallo da dieci anni», dice Lucio Marcolin della 4Dtech di Pordenone. «Andiamo a mettere materiale anziché toglierlo creando, tra i primi in Italia, figure geometriche sino a poco tempo fa impossibili da realizzare». La Stf di Azzano Decimo, invece, “illumina” i fari delle auto di case automobilistiche tedesche e produce packaging: «Una meccanica sempre più “pulita”», dice Luca Delti.
Meditech group è sorta nel 2016 ed è una rete di imprese operanti nel settore dei dispositivi e delle attrezzature medicali: «Dalla progettazione al prodotto finito», dice Angelo Rovere di Carniaflex che fa circuito con Alticolor, Fretor, Ht Control, Premek Hi tech e Siom Termoplast, aziende provenienti dal bianco e dal tessile. «Da soli si fa sempre più fatica: il cliente ora vuole interfacciarsi con un unico soggetto», dice Sergio Barel, ceo di Brovedani Group. «Oggi il mercato paga per velocità di azione e qualità di prodotto».
E i tecnici del futuro come saranno e come lavoreranno? «Dovranno essere in grado di gestire macchine di controllo. Questo tipo di lavoro deve piacere, la metalmeccanica è in evoluzione continua, le macchine nel giro di 5-6 anni sono già superate. In fabbrica – dice Remigio Dal Col, Officine Gsp – si farà sempre meno fatica fisica, si lavorerà con i guanti bianchi, senza sporcarsi, ma dotati di una elevata capacità di ragionamento su display». —
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