Maltempo, al buio e senza acqua nell'epoca di internet - Il commento

In queste montagne succede troppo spesso che salti la corrente, e perché? Perché se cade un abete, a destra o a sinistra della linea elettrica, l’abete sbatte sulla linea e la trancia. La linea è a ridosso degli alberi, non c’è uno spazio di sicurezza

Il maltempo infuria nello Zoldano, nel Cadorino, nell’Ampezzano, nel Bellunese, in Carnia, nella Valcellina, nel Veronese, nel Vicentino, nel Bresciano... Tre anni fa fece saltare la luce per più giorni e più notti nello Zoldano-Ampezzano, e poi l’Enel ha risarcito il danno agli utenti rimasti al freddo e al buio con un centinaio di euro.

Di sua iniziativa, spontaneamente. Lo so perché sono tra i risarciti. Ho apprezzato il gesto, che comunque non ristora il danno del freddo boia e del buio infernale, e la paralisi della vita: non puoi lavorare, non puoi studiare, non puoi leggere, non puoi usare il computer, non puoi usare nemmeno il telefonino, perché le vallate montane sono mal servite dai server. Ti vien voglia di abbandonare la montagna e tornare in città, dove hai i tuoi libri e internet. Ma speri sempre che la corrente torni d’improvviso, che ripartano il riscaldamento, il frigo, le lampadine. Però è un’attesa frustrante, dura giorni. In questo momento, mentre scrivo, ci sono ancora decine di migliaia di utenze senza corrente. Sono troppe, e la mancanza di luce dura da troppo tempo.
 

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E poi, perché l’Enel ha risarcito spontaneamente gli utenti per la mancanza di corrente? La mia ipotesi è che riconoscesse una qualche sua responsabilità. Se così è, le fa onore. Risarcire se si è responsabili è onesto, ma sarebbe meglio non essere responsabili. In queste montagne succede troppo spesso che salti la corrente, e perché? Perché se cade un abete, a destra o a sinistra della linea elettrica, l’abete sbatte sulla linea e la trancia. La linea è a ridosso degli alberi, non c’è uno spazio di sicurezza.

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Capisco che lo spazio è prezioso, e va sfruttato tutto, ma la sicurezza è importante. Non è divertente muoversi per più notti in una casa di montagna alla cieca, andare in bagno alla cieca, palpando le porte e le finestre. E poi il freddo precipita, si battono i denti. In questo momento sulla Marmolata nevica. E poi, non so come mai, ma l’acquedotto s’inquina, oggi ho letto l’ordinanza di un sindaco che raccomanda di bollire l’acqua prima di berla. Ma come fai a bollirla, se non hai né gas né corrente elettrica? Usi l’acqua minerale, nelle bottiglie.
 

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Queste case di montagna le puoi attrezzare con una centralina elettronica che, ovunque tu sia, anche a New York, ti avverte con un messaggino se salta la corrente. Quando la corrente salta il messaggino dice: «Assenza di rete». Quando la corrente ritorna il messaggino dice: «Ripristino di rete». Di solito tra il periodo di “assenza” e il “ripristino” della corrente passano pochi minuti, perché c’è sempre qualche tecnico dell’Enel in zona che interviene rapido come un fulmine, complimenti! Ma stavolta l’assenza è scattata da giorni e il ripristino non arriva. Dall’Enel mi arriveranno altri cento euro? Che me ne faccio? 

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