Quote latte, dopo 20 anni annullate multe salate

Decisione del Tar a favore di tre imprenditori friulani per oltre 200 mila euro. Le sanzioni si erano trasformate in ipoteche. Rischio di un effetto catena
ANTEPRIMA UDINE 20-01-2003 COLDIRETTI IN PREFETTURA TELEFOTO COPYRIGHT FOTO AGENCY ANTEPRIMA UDINE
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UDINE. Quote latte, dopo vent’anni il Tar del Friuli Venezia Giulia annulla multe per oltre 200 mila euro. Tre allevatori, difesi tutti dall’avvocato Pietro Mussato, hanno contestato all’Agea – l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura subentrata nel corso degli anni all’Aima, l’allora Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo – gli interessi richiesti e hanno vinto.



I fatti risalgono alle annate 1997, 1998 e 1999. Quando i tre allevatori in questione - Mariano Burato, Dionigi Gambellini e Renato Dean - avevano sforato (come molti altri produttori italiani) il limite sulla produzione di latte fissato con un regolamento del 1984 per ciascun allevatore della Comunità europea. Produrre oltre la soglia fissata diventava antieconomico a causa dell’elevata tassazione.

Lo strumento di politica agraria puntava a calmierare il mercato, per evitare che il prezzo di vendita alla stalla calasse. Burato, Gambellini e Dean furono sanzionati per l’eccesso di produzione.

Negli anni quelle multe crebbero a suon di interessi che raggiunsero, complessivamente per tutti gli allevatori coinvolti i 222 mila 600 euro (125 mila 265 euro per Burato, 50 mila e 62 euro per Gambellini e 47 mila 332 euro per Dean). Fino ad arrivare, lo scorso maggio, a tramutarsi in ipoteche.

Ma la chiave di volta, che poi ha permesso la vittoria al Tar e il pagamento da parte dell’Agea delle spese di lite a ciascun ricorrente (6 mila euro in tutto), sta proprio nel calcolo degli interessi. Il Tar, con il presidente Oria Settesoldi, e i magistrati Manuela Sinigoi e Alessandra Tagliasacchi, ha premesso che «il Collegio non intende assolutamente mettere in discussione che il mancato versamento all’Aima, ora Agea, degli importi prelevati alle scadenze previste non costituisca circostanza di per sé idonea a produrre interessi di natura moratoria, poiché connessi al ritardo nell’adempimento di un’obbligazione pecuniaria», ma «la mancata indicazione delle modalità di calcolo degli interessi, in particolare con riguardo al periodo preso in considerazione e al tasso applicato, le rende indecifrabili».

Questo particolare aspetto contravviene all’articolo 24 della Costituzione : «Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi». Ecco la ragione per cui i tre ricorsi sono stati accolti, poiché era «evidente la mancanza di congrua, sufficiente e intellegibile motivazione circa il calcolo degli interessi addebitati», hanno sottolineato i giudici amministrativi che hanno annullato i provvedimenti con cui l’Agea chiedeva il pagamento degli interessi e costretto la stessa Agenzia a pagare le spese di lite di ciascun allevatore, quantificate in 2 mila euro ciascuno.

Ma per il nostro Paese non sono finiti i guai legati alle quote latte. Perché l’anno di entrata in vigore del regolamento comunitario per l’Italia è il 1983. In quell’occasione il limite totale di produzione fu molto sottostimato (8,8 milioni di tonnellate). E ora, l’Unione europea condanna ancora una volta l’Italia per aver pagato direttamente 1,3 miliardi di multe, invece di riscuoterle dai produttori per il periodo fra il 1995 e il 2009.

A oggi, a fronte di 2,30 miliardi di euro versati dall’Italia a Bruxelles, secondo i dati Agea, il nostro Paese ha riscosso dai produttori 356 milioni, mentre altri 414 milioni sono oggetto di rateizzazione, per un totale di 770 milioni di euro che possono considerarsi incassati. Ma ci sono anche ulteriori 279 milioni di euro da considerarsi ormai irrecuperabili (per fallimenti o sentenze sfavorevoli all’amministrazione).

Il regime delle quote latte è cessato nel 2015 ma resta comunque una pesante eredità a carico delle casse pubbliche.
 

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