Ecco i tesori nascosti di Cervignano

In un libro in uscita entro Natale le foto in bianco e nero di palazzi e reperti archeologici del territorio
CERVIGNANO. Centoquarantotto tesori nascosti, per ammirare le meraviglie di Cervignano, quelle poco note o sconosciute. Si chiama “L’Arte Svelata di Cervignano. Tra storia e architettura” ed è un libro fotografico che comprende 148 immagini in bianco e nero. L’opera, che sarà presentata prima di Natale, è stata curata da Michele Tomaselli, Antonio Rossetti e Orsola Venturini, mentre le fotografie sono di Igino Durisotti, artista capace di cogliere aspetti che sfuggono alla visuale. Alla stesura del volume, edito dall’associazione Cervignano Nostra con il patrocinio del Comune e la collaborazione dell’Antiquarium, hanno collaborato Gabriella Burba, Annalisa Giovannini e Claudio Zaccaria.


«Un omaggio alle bellezze di Cervignano – spiega il presidente di Cervignano Nostra, Michele Tomaselli – e un invito a scoprire reperti archeologici, dettagli architettonici e contesti urbano-paesaggistici, che probabilmente costituiranno una sorpresa per gli stessi abitanti. Si tratta di un viaggio di scoperta e riscoperta di un territorio, che presenta variegati aspetti di interesse per un turismo culturale. Muscoli, Scodovacca, Strassoldo non sono state incluse perché meritano presentazioni specifiche». Il libro è nato da un’idea di Rossetti e le immagini sono in bianco e nero, per potenziare l’espressività. «Abbiamo organizzato il volume – continua Tomaselli - secondo un percorso cronologico che parte dai reperti archeologici dell’Antiquarium e prosegue con testimonianze dell’età romana, come l’ara in onore dell’abate Giovanni Biavi nella chiesa di San Girolamo fino alla suggestiva calcara della cripta del periodo alto medioevale. Troveremo il prezioso crocefisso della Cappella Bresciani e vedremo con dispiacere che la statua di Sant’Antonio abate, da circa 80 anni, si trova nel castello di Gorizia».


La riscoperta degli angoli più nascosti offrirà le vedute della cinquecentesca casa Lovisoni e delle ville Obizzi e Bolani di Pradiziolo. Nelle pagine sul Settecento, poi, villa Attems Bresciani e le case Salomon e Dominicale Sarcinelli. «L’itinerario ottocentesco – aggiunge il presidente – porta nella chiesa di San Michele, fino alla cappella votiva in via Pradati. In una successione vivace di scorci, si trovano palazzi fra 1600 e 1800, tra cui le case Zanier, Milocco, Parmeggiani e Bartolomei e l’ex scuola Pitteri. E ancora, immagini della Grande Guerra, le architetture realizzate nel periodo fascista, tra cui il rifacimento della chiesa di San Girolamo, il municipio, le archeologie industriali e borgo Fornasir, e le architetture del dopo guerra, tra cui casa Quarantotto, il Duomo e le ville Bortolotto, Fattori, Dardi e Zigaina, il Teatro Pasolini e la Casa della Musica. Gli ultimi scorci – conclude – sono dedicati all’Ausa: il fiume dei silenzi».


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