Udine tagliata fuori dall'asse Pordenone-Trieste. Agrusti nel mirino: "La sua visione è minimalista»

Il sindaco Honsell: la nostra industria è riferimento europeo. Colautti (Ap): giochiamo di squadra. Martines (Pd): sciocchezze

UDINE. Hanno suscitato un vespaio le parole del presidente di Unindustria Michelangelo Agrusti sulla «Destra Tagliamento strategica» e sulla ventilata rottura dell’asse economico e politico con Udine, guardando altrove, a Venezia come a Trieste. Tanti sono i motivi di dissidio “territoriale”, dal futuro delle Camere di commercio alla fusione tante volte auspicata e poi evaporata tra le Confindustria delle due province, per passare agli attriti tra le Fiere.

Il sindaco del capoluogo friulano Furio Honsell osserva che «l’industria udinese, sia nei settori più tradizionali (vedi Snaidero, Fantoni, Pittini, Calligaris, Danieli, Moroso, solo per citarne alcune) che in quelli innovativi biotech (Biofarma di Germano Scarpa), è punto di riferimento non solo italiano, ma europeo. Il ragionamento che si sta facendo su una Camera di Commercio unica regionale rischia quindi di indebolire il nostro sistema economico, che ha sempre avuto nel pluralismo uno dei suoi punti di forza per resistere alle crisi. Tutti i ragionamenti sul porto di Trieste hanno senso solo se portati avanti parallelamente allo sviluppo degli interporti e poli intermodali delle aree industriali udinesi, Cervignano e Gorizia, e l’asse ferroviario europeo Adriatico Baltico verso Tarvisio».

Critico con la visione di Agrusti pure il capogruppo di Alternativa Popolare in Regione Alessandro Colautti. «Pordenone retroporto di Trieste? Se la prospettiva delineata non è funzionale a una partita politica tutta interna al mondo industriale – dice Colautti –, è una visione minimalista che non fa onore alla sua intelligenza. Con lo scalo di Trieste divenuto finalmente competitivo a livello internazionale, a essere retroporto naturale è l’intera regione. E forse non basterà neppure essa. Con Trieste locomotiva internazionale, è l’intera regione che dovrebbe giocare di squadra per trarne i maggiori benefici. Che non passano per l’accantonamento di un’area della regione, quella udinese, che resta ancora il cuore della manifattura. Auspico che gli industriali regionali, sempre molto critici nei confronti degli atteggiamenti della politica, siano esempio di unità e strategia di sviluppo per il Friuli Venezia Giulia, sapendo mettere le basi per sfruttare al meglio le nuove prospettive che si stanno aprendo».

L’ex presidente della Camera di commercio di Udine nonché ex assessore regionale della giunta Illy Enrico Bertossi auspica, dal canto suo, «una forte sinergia paritaria e leale tra Udine e Pordenone, che costituirebbe l’asse portante economico e politico del Friuli Venezia Giulia con benefici per tutti. Non si può negare che da troppi anni esista una questione Friuli o, meglio, il problema dell’assenza di peso di Udine e della sua provincia, stretta d’assedio da una parte da Trieste e dall’attrazione fatale che esercita nei confronti di Gorizia e dall’altra parte da Pordenone che, pur di non fare sinergia con Udine, preferisce andarsene con Treviso o Venezia».

«Il porto franco di Trieste è una novità di tale forza per il nostro territorio - osserva il consigliere regionale del Pd Vincenzo Martines - , talmente rilevante, da essere una pagina di svolta per l’intero sistema economico e sociale in Friuli Venezia Giulia. Il Friuli non può che salutare con grande soddisfazione il risultato sul porto di Trieste. Non ho parlato con Agrusti o con i rappresentanti del mondo economico pordenonese, certo che se la “strategia” fosse: alleiamoci con Treviso e Trieste e chi se ne frega di Udine, la riterrei una sciocchezza, ma sono sicuro che chi si occupa di sviluppo e progresso non può ragionare per “confini”, né per schemi che forse in passato hanno avuto senso, ma che oggi sarebbero asfaltati dalla globalizzazione. Al di là delle legittime singole considerazioni, un “sistema” economico come quello del nostro territorio non può sopravvivere l’uno senza l’altro, se mai il tema è come migliorare la rete delle relazioni industriali in Friuli».

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