Il Pd: siamo pronti a fare le primarie

Il segretario cittadino e la capogruppo sul caso del simbolo Leoncini e Paviotti: «Dialogheremo con tutta la coalizione»
Udine 10 Febbraio 2017 assemblea pd copyright Petrussi/Bressanutti
Udine 10 Febbraio 2017 assemblea pd copyright Petrussi/Bressanutti
Il Pd è pronto a confrontarsi con le primarie di coalizione. Perché i democratici non intendono rinunciare ad avanzare una proposta di candidatura (che non si può ancora dire ufficialmente ma tranne clamorosi colpi di scena risponderà al nome di Vincenzo Martines) ma sono consapevoli che per vincere le elezioni del 2018 a Udine ci sarà bisogno di una coalizione e del contributo di una civica di spessore. Porte aperte al dialogo con tutte le forze di centrosinistra quindi, ma a svolgere questo compito sarà direttamente il candidato sindaco.


Mentre adesso il Pd udinese è ancora impegnato nella prima fase che è quella della scelta del candidato. Una scelta che dovrà essere autonoma e condivisa. «Non accetteremo imposizioni calate dall’alto», assicura il segretario Enrico Leoncini che ha rivendicato il peso dei “numeri” registrati in città dal partito. «Abbiamo chiuso il 2016 con 340 iscritti, in aumento rispetto ai 294 del 2015 mentre nel 2014 erano 348 e nel 2013 387 – dice –. E nel referendum dello scorso dicembre abbiamo raggiunto la percentuale più alta (il 44,92%) per il Sì. Alle primarie di aprile invece Renzi ha ottenuto il 61,11% secondo risultato tra i capoluoghi dietro solo a Pordenone dove però mancava Emiliano. Insomma in un contesto difficile direi che Udine ha comunque ottenuto buoni risultati». Il che, secondo Leoncini, dimostra che i democratici a Udine stanno lavorando bene. Motivo per cui non intendono accettare imposizioni. La segreteria regionale è avvisata. Anche se al momento è difficile immaginare che possano arrivare “suggerimenti”, ma è chiaro che un ragionamento complessivo in ottica regionale andrà fatto e in molti ritengono che non sarebbe opportuno schierare un uomo del Pd in tutte le principali competizioni.


«Prima ancora di parlare di nomi – spiega il capogruppo in consiglio comunale, Monica Paviotti – stiamo portando avanti un percorso iniziato con l’assemblea degli iscritti a febbraio e proseguito con tutta una serie di incontri sempre con l’assemblea cittadina per fare il bilancio di quanto fatto in Comune e poi con tutti gli iscritti dell’Uti per valutare quali sono le esigenze del territorio in vista del 2018. Con una delegazione (di cui oltre a Leoncini e Paviotti fanno parte anche Gasparin, Milano, Sasset e Croatto,
ndr
) abbiamo portato avanti un viaggio di ascolto incontrando tutte le categorie e i professionisti. L’obiettivo è quello di condividere una visione complessiva della Udine del futuro e del suo possibile sviluppo che è meno emporiale e più legato ai servizi e al turismo che da tutti viene visto come un’importante volano». Solo alla fine di questo percorso il Pd esprimerà il suo candidato.


E la prima sfida che si troverà di fronte il candidato dem sarà proprio quella di dialogare che tutto l’arco della possibile coalizione che oltre a Innovare, comprende Mdp, la lista Pisapia, Alternativa e gli ex Sel. E qualche “alleato” avrebbe preferito che il Pd aprisse un confronto sul candidato prima di arrivare a una scelta. Ma anche tra i democratici c’è chi teme “l’effetto simbolo” e avrebbe preferito proseguire con la tradizione recente (da Cecotti e Honsell negli ultimi 15 anni) con un sindaco espressione della società civile sostenuto da una civica. Perché se da un lato spaventa l’esito delle ultime amministrative, dall’altro c’è anche la preoccupazione legata alla resa elettorale di una lista civica che per la prima volta potrebbe non esprimere più il candidato sindaco.


Leoncini e Paviotti assicurano però che il dialogo con gli alleati è e sarà continuo ferma restando la massima disponibilità a organizzare delle primarie di coalizione. «Se dovessero emergere altri nomi – dicono – siamo pronti a ragionare e a organizzare delle primarie con l’intendo di allargare il consenso». Al momento però altri nomi non ce sono. Né all’interno del Pd, né tra i possibili alleati. Ma la primavera 2018 è ancora lontana. E sullo sfondo resta lo spettro (per il Pd) dell’election day.


©RIPRODUZIONE RISERVATA


Riproduzione riservata © Messaggero Veneto