Perozzo e Gallanda sfiduciati Le prime mosse dei 5 Stelle

Sfiduciati. Il già candidato sindaco del Movimento 5 stelle, Paolo Perozzo, e la consigliera comunale Claudia Gallanda, non hanno più la fiducia del Meetup di Udine. «Hanno svolto attività politica personalistica e tenuto comportamenti politici individuali». Non c’è dubbio: il M5s cambia passo, come recita il titolo dell’assemblea convocata, venerdì sera, dall’organizer Oscar Valentini. Sfiduciando Perozzo e Gallanda, il Meetup esclude le loro candidature a sindaco di Udine per far spazio, forse, a Elena Porzio o a Fleris Parente. Questi sono i nomi che circolano ripetutamente anche se Valentini assicura che il Movimento non ha ancora affrontato il nodo candidature.
Il clima è rovente. Perozzo e Gallanda non hanno intenzione di dimettersi. E se il primo taglia corto definendo la sfiducia «un’iniziativa geniale del Metup che denota grande acume politico. Per me - aggiunge -, è una medaglia al valore», Gallanda passa all’attacco e parla di «fame di poltrone come nei migliori partiti». Al momento i due grillini non sembrano voler abbandonare il gruppo: «Tecnicamente - spiega il candidato sindaco che nel 2013 strappò il 14,67 per cento dei consensi - quella sfiducia non ha alcun riflesso né a Milano rispetto al Movimento né in consiglio comunale. Se non esco di mia volontà continuo a far parte del gruppo». Nonostante tra i banchi di palazzo D’Aronco l’atmosfera non sia quella del 2013. Basti pensare, questo lo fa notare sempre Perozzo, che l’altra sera i consiglieri comunali Porzio, Parente e Roberto Franceschi si sono astenuti dalla votazione. Non hanno difeso i due colleghi finiti sul banco degli imputati per poi essere sfiduciati. «In politica la libertà di pensiero dà fastidio», insiste Perozzo sapendo che il Meetup non ha valutato positivamente neppure la delusione esternata sui social quando Grillo decise di cambiare gruppo a Bruxelles.
Anche Gallanda respinge le accuse: «Agisco per conto mio perché pur avendo chiesto condivisione non l’ho mai ricevuta». La consigliera che fa “impazzire” i dirigenti comunali con le continue richieste di copie di documenti, è stata rimproverata anche per «i comportamenti aggressivi e per la presentazione di troppe mozioni che hanno bloccato l’attività in aula e rovinato l’immagine del Movimento». È lei stessa a scriverlo in una nota attraverso la quale chiede a Parente di rendere pubblico il suo abbonamento allo stadio e la ricevuta della beneficienza fatta con il gettone incassato per 15 minuti di presenza in aula. È evidente che Gallanda teme che il collega vada allo stadio gratis e che non abbia mai devoluto il gettone di presenza.
Nel frattempo, l’organizer chiarisce che la sfiducia non è sinonimo di espulsione. È una presa di distanza verso i due consiglieri che non seguono una linea politica comune e per questo non saranno più sostenuti a palazzo D’Aranco. «Non è un’espulsione - ribadisce, è una nota sul registro». Perozzo, in particolare, viene accusato di non aver saputo mantenere il gruppo coeso quando nei confronti di Gallanda, da sempre anima autonoma del Movimento, emergevano i primi rilievi. «L’opposizione riesce a far passare poche mozioni - continua Valentini -, non è possibile che quando manca un voto per promuovere il decoro in città, Perozzo voti contro». Questo secondo l’organizer è un atteggiamento personale che non fa il bene del Movimento. A suo avviso i nodi sono arrivati al pettine, niente di più. L’ex consigliere comunale Massimo Deganutti, lo scrive chiaramente: «È dal 2013 che si aspettava un’iniziativa di questo tipo. Meglio tardi che mai».
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