Addio a Mascilli Migliorini, direttore fondatore del Messaggero Veneto

UDINE. Il Messaggero Veneto è in lutto. È rimasto orfano del suo fondatore e primo direttore, Enrico Mascilli Migliorini. Il professore è deceduto nella sua casa del Vomero, a Napoli. Aveva 94 anni.
L’anziano direttore, già preside della facoltà di Sociologia dell’università di Urbino dove, assieme a Carlo Bo, aveva fondato la Scuola di giornalismo, negli ultimi tempi soffriva per i postumi di una polmonite dalla quale non si era più ripreso. La direzione, la redazione e tutto il personale del Messaggero Veneto si stringono attorno ai familiari ai quali esprimono le più sentite condoglianze.
Mascilli Migliorini lascia un vuoto incolmabile nel mondo del giornalismo al quale aveva dedicato tutta la sua vita. Nella sua lunga carriera oltre al Messaggero Veneto aveva diretto le sedi Rai di Cosenza, Ancona e Firenze, dopo aver guidato la redazione Rai di Napoli che lasciò nel 1977 per dedicarsi esclusivamente all’insegnamento universitario. Nonostante l’età, Mascilli Migliorini continuava a seguire gli sviluppi della scuola di Urbino e soprattutto gli studenti ai quali aveva dedicato i 35 libri di sociologia e comunicazione di cui era autore.
La sua storia giornalistica iniziò a Udine dove arrivò 70 anni fa. Fu proprio lui a raccontare come nacque il giornale ai lettori del Messaggero Veneto, lo fece la scorsa primavera in una videointervista rilasciata per la festa di compleanno celebrata al teatro Giovanni da Udine dove salutò il pubblico con un affettuoso «mandi Friûl».
«Ero a Venezia come capo redattore di Veneto liberale, il giornale clandestino che assieme ad altri amici avevamo, con non poco rischio, stampato. Una mattina - raccontò - venne da me una delegazione di imprenditori friulani capeggiata dall’avvocato, Eugenio Linussa. “Vieni a Udine” mi disse illustrandomi il progetto che prevedeva la pubblicazione, al mattino, a Trieste, di un giornale stampato a Udine».
Nel capoluogo giuliano, diviso in zona A e in zona B, la prima in mano al governo militare alleato (Gma), la seconda a Tito, erano ammessi solo il Giornale Alleato e il Primorski Dnevnik e Mascilli Migliorini riuscì nell’impresa di consentire ai triestini di leggere fin dal mattino la stampa italiana. Era l’estate 1945 e il giovane direttore aveva solo 24 anni.
A 70 anni di distanza il suo entusiasmo era sempre quello del giovane giornalista che si apprestava a una brillantissima carriera. Mascilli Migliorini aveva conservato un ricordo indelebile del Friuli, della sua gente e del suo paesaggio. In particolare del collega e «amico fraterno», così lo definì, Arturo Manzano che, all’epoca, era un sindacalista caporedattore di “Libertà”, il giornale del Cnl che veniva stampato nella tipografia dell’Ente stampa acquistata, assieme alla storica sede di via Carducci, dal Messaggero Veneto.
Le due testate finirono in tribunale ma, come sottolineò Mascilli Migliorini, seppero trovare un accordo bonario per consentire la pubblicazione di entrambe i giornali. «Fu - ricordò l’anziano direttore nella sua ultima intervista rilasciata al Messaggero Veneto - una lezione di democrazia e professionalità».
Fu sempre Mascilli Migliorini a scegliere il nome del giornale, quello stesso nome che ancora oggi molti lettori non riescono a comprendere perché manca il riferimento al Friuli. «In una notte - rivelò - nel corso di un’appassionante discussione nello studio dell’avvocato Linussa, l’idea di chiamare il nuovo giornale Messaggero Veneto venne a uno dei redattori che avevo portato da Roma. Il nostro - aggiunse - era un giornale d’avanguardia. doveva portare un messaggio e decidemmo di chiamarlo Messaggero Veneto. Bisognava trovare una soluzione italiana e non localistica».
La professionalità è sempre stato il punto di forza del giornalista e docente universitario che ha sempre messo in primo piano il dialogo con i suoi studenti ai quali non mancò di insegnare i segreti del mestieri. Mascilli Migliorini era un maestro nel profondo, uno dei pochi che con umiltà e saggezza sapeva confrontarsi con tutti.
In Friuli restò un anno, passò il testimone a Carlo Tigoli per raggiungere quella che da lì a poco sarebbe diventa sua moglie. La donna con la quale trascorse buona parte della vita prima che lo lasciasse vedovo.
In queste ore sono in molti a ricordare con affetto e ammirazione Mascilli Migliorini non solo a Napoli dove risiedeva, ma anche in Friuli dove aveva conservato diverse amicizie. Lo attestano le tante manifestazione di stima che ricevette anche durante i festeggiamenti organizzati lo scorso maggio per i 70 anni del giornale.
La cerimonia funebre sarà celebrata domani, alle 11,30, nella chiesa di Santa Maria della Libera, in via Belvedere, a Napoli. Il Friuli e la sua gente che Mascilli Migliorini portava nel cuore, non mancherà di far sentire la sua voce per dire ancora una volta grazie al giornalista che creò quel progetto lungimirante ancora attuale.
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