Malagestione e trucchi contabili: ecco le accuse agli ex di CoopCa

Entro la prossima settimana gli interrogatori dei 17 indagati dalla Procura. Contestate le perizie sugli immobili e le spese per il magazzino di Amaro

UDINE. Diciassette gli indagati per il crac CoopCa. Tutti saranno interrogati dalla Procura entro la fine della prossima settimana, in vista della chiusura delle indagini in calendario a settembre.

Giacomo Cortiula, Giancarlo Veritti e Mauro Veritti sono i nomi più eclatanti di una lunga lista stilata perché le operazioni immobiliari fatte a partire dal 2012 non convincono gli inquirenti. Sono poi l’imprudenza con cui è stata gestita la cooperativa e la falsificazione dei bilanci che ha coperto una crisi altrimenti evidente già nel 2011.

Le accuse partono dal presupposto che il dissesto fosse chiaro ai più già dal 2011. Per coprire quei buchi, gli amministratori si sarebbero inventati cessioni del patrimonio immobiliare a ImmobilCoopCa per creare una falsa rappresentazione contabile.

A finire al centro delle indagini la vendita a ImmobilCoopCa, nel dicembre 2012, di quattro immobili (a Sacile, Spilimbergo, Tolmezzo e Rivignano) per una cifra che superava i 7,8 milioni, come dalla perizia di stima di Davide Veritti che si avvaleva a sua volta di stime compilate dal geometra Leonardo Agostinis, vicepresidente del Cda di CoopCa che, durante il primo giorno di interrogatori, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Medesimo copione andato in scena per la cessione del punto vendita di Majano, a 1,3 milioni, e per le 4 unità immobiliari di Codroipo, Oderzo, Tarvisio e Tolmezzo, cedute complessivamente per 7,4 milioni.

Se già il tourbillon di stime non pareva essere del tutto limpido, peggiora la situazione l’accordo stipulato per il pagamento. L’accordo con ImmobilCoopCa è di definire il pagamento entro 23 anni dalla data di stipula dei contratti e a compensazione. Infatti nel frattempo CoopCa, che occupa quegli immobili con i supermercati, deve anche pagare l’affitto.

Una macchinazione messa in atto, secondo gli inquirenti, per gonfiare i bilanci. Parallelamente gli amministratori continuavano ad attuare una politica di espansione, nonostante la congiuntura sfavorevole. Tra le operazioni sotto osservazione le acquisizioni dei punti vendita di Cassola e Torri di Quartesolo (poco più di 6 milioni), Precenicco (600 mila euro) e Crocetta di Montebello (circa 600 mila euro): tutti i negozi erano in situazioni economiche precarie.

È il famoso CeDi, il centro di distribuzione costruito ad Amaro fra il 2009 e il 2010, a stupire gli inquirenti. Non solo e non tanto per la considerevole cifra investita - oltre 20 milioni di euro - quanto per le successive scelte operative.

Nel 2012 CoopCa aveva introdotto il discount nei punti vendita di Buja, Conegliano, Ponte di Piave e Prata. Ma i contratti di affiliazione obbligavano CoopCa ad acquistare i prodotti dall’affiliante Dico, pertanto il CeDi veniva tagliato fuori. E si giunge quindi al capitolo bilanci.

Nei documenti contabili erano omesse diverse svalutazioni e nel valore globale della produzione finiva un po’ di tutto, così da occultare il dissesto finanziario, mantenendo apparentemente conforme alla legge il rapporto fra prestito sociale e patrimonio netto (il prestito trova il suo limite nel triplo del patrimonio), un artificio per raccogliere prestito sociale.

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