Odissea adozioni: "Costi e tempi elevati"

L’anno scorso in Fvg sono stati 60 i bambini che hanno trovato una famiglia. C’è anche il problema che sono sempre più grandi. La lettera di 27 coppie e 33 associazioni al premier Matteo Renzi: incontriamoci. Nel mirino anche la presidente della Cai, appena sostituita con il ministro Boschi
Child holds a drawn house with family. Close up.
Child holds a drawn house with family. Close up.

Ogni anno in Friuli Venezia Giulia sono una sessantina i bambini che, attraverso le adozioni internazionali, sono accolti in una nuova famiglia. Arrivano soprattutto dalla Federazione Russa, dall’India e dal Nepal e la loro età oscilla tra i cinque e i sette anni. Si tratta di orfani, vittime di abusi, minori abbandonati o ospiti di istituti che sognano il calore e l’affetto di due genitori.

Eppure, negli ultimi tempi, le adozioni internazionali vivono un momento di grave difficoltà. Dal 2011 si è registrato un progressivo – e consistente – calo delle adozioni, iniziato a livello mondiale già dal 2006, che ha portato, oggi, a un dimezzamento delle richieste.

La crisi economica, i costi, le procedure complesse e macchinose, in aggiunta al fatto che i bambini sono sempre più “grandi” scoraggiano le coppie intenzionate a intraprendere questo percorso.

Come se non bastasse, da due anni a questa parte, da quando la presidenza della Commissione adozioni internazionali (Cai - organo politico di indirizzo e controllo del settore) era stata affidata al magistrato Silvia Della Monica, i componenti non si erano mai riuniti e i tavoli di confronto con i 63 enti riconosciuti non erano mai stati convocati.

Un mese fa, circa, il senatore di Ncd, Carlo Giovanardi, ha chiesto la rimozione di Silvia Della Monica perché, scriveva, «non possiede i requisiti». Il 10 maggio, Matteo Renzi ha dato un segnale attribuendo al ministro per le Riforme e i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, le deleghe per le pari opportunità e le adozioni internazionali e la presidenza della commissione. Silvia Della Monica sarà la vice.

La situazione resta comunque difficile. A denunciarlo sono proprio gli enti autorizzati impegnati su tutto il territorio nazionale per aiutare le adozioni e avviare progetti di cooperazione, che ritengono il «sistema Italia», quello grazie al quale il nostro Paese si è sempre distinto in termini di accoglienza, garantendo a migliaia di minori abbandonati nel mondo il diritto di avere un padre e una madre, stia per scomparire.

Tanto che 27 di loro, alcuni giorni fa – poco prima della decisione del premier – assieme a 33 associazioni familiari, hanno deciso di rivolgersi al premier Matteo Renzi, al quale hanno indirizzato una lettera in cui, preoccupati per il futuro delle adozioni internazionali, oltre a chiedere un incontro urgente, elencano punto per punto le criticità da risolvere.

Tra queste, in cima alla lista, la difficile collaborazione proprio con la Cai. L’assenza di una gestione collegiale, l’esclusione degli enti autorizzati come soggetti operanti e interlocutori delle istituzioni dei Paesi di provenienza dei bambini e il mancato esame delle istanze di autorizzazione per operare in nuove realtà, sono solo alcuni dei problemi emersi, ai quali si aggiungono il ritardo del rimborso di progetti di cooperazione all’estero, gia realizzati, una mancata pubblicazione dei rapporti statistici sulle adozioni internazionali realizzate nel 2014 e nel 2015 e la difficoltà di dialogo tra enti autorizzati e famiglie con la Cai.

Una situazione che, congelata di fatto al 2014, non permette di operare nel pieno delle proprie funzioni, mentre sempre più bambini, in giro per il mondo, necessitano di trovare una nuova famiglia.

Il Friuli Venezia Giulia, dove attualmente esistono quattro realtà che si occupano di adozioni e affiancano le famiglie lungo il delicato cammino, in termini di numeri e considerando la popolazione residente, non si colloca poi così male in classifica. Nel 2015 sono stati 60 i bambini ai quali è stata abbinata una coppia di genitori – informa il direttore della sede friulana di International Adoption, Andrea Zoletto –, ma sicuramente il numero sale se si tiene conto di tutte quelle famiglie che hanno intrapreso e poi, per diversi motivi, abbandonato il percorso. Un percorso lungo, e per nulla immediato, dove l’altra faccia della maternità è tutt’altro che una scorciatoia, in grado di mettere a dura prova pazienza e portafoglio, visti anche i viaggi che gli aspiranti genitori devono effettuare nel Paese d’origine del bambino.

«Le procedure sono lunghe e complesse – spiega Zoletto – e oscillano da uno a tre anni, mentre un tempo erano più veloci. I costi sono altrettanto impegnativi – aggiunge –: è chiaro che variano da zona a zona, e dalla condizione socio-economica delle famiglie, ma orientativamente si aggirano tra i 15 e i 25 mila euro». Spesa significativa che la maggior parte delle volte si affianca all’assenza di forme di sostegno, «nonostante la nostra regione si collochi tra le più virtuose dal punto di vista dei finanziamenti».

A incidere, poi, anche l’età dei bimbi, non più “in fasce”, che di solito si attesta intorno ai 5/7 anni, contro i 40/45 di media dei genitori adottanti. Un labirinto tra enti, documenti, viaggi, Paesi, servizi offerti e opportunità che molte volte demoralizza e strema le coppie, rischiando, di rendere impossibili le adozioni.

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