Trovato morto l'atleta disperso, colpito da un fulmine

GEMONA. A far scattare le ricerche, nel pomeriggio, è stata la moglie. Lo aveva chiamato decine di volte, ma il suo cellulare squillava a vuoto. Mario Pantanali, ingegnere informatico di 43 anni residente a Noventa Vicentina, non poteva rispondere, un fulmine lo aveva colpito mentre partecipava al “Trail dei tre castelli”.
Il corpo senza vita dell’alpinista 43 anni, residente nella provincia di Vicenza, giaceva sull’erba sotto la cresta del monte Quarnan, a 1.150 metri di altitudine. È stato il personale del Soccorso alpino della Guardia di Finanza di Tolmezzo, che ha lavorato in collaborazione con i volontari del Soccorso alpino di Gemona, a individuarne il corpo durante un sorvolo. S
i trovava a una quindicina di metri dal sentiero dove era stato sbalzato dal fulmine che lo aveva attraversato, ricoprendolo di ustioni al torace e alla gamba.
Pantanali conosceva bene la zona, era nato in Friuli e aveva frequentato l’istituto Malignani, dove si era diplomato, prima di conseguire la laurea in Ingegneria all’università di Padova e di trasferirsi in provincia di Vicenza dove viveva con la moglie e la figlia di 6 anni.
Era partito di primo mattino assieme a 300 atleti, provenienti da tutto il Triveneto, ma anche dall’Austria e dalla Slovenia per partecipare al “Trail dei tre castelli”, una manifestazione organizzata dall’associazione sportiva dilettantistica “Ultra” in collaborazione con i Comuni di Gemona, Venzone, Montenars e Artegna.

La gara era impostata su due diversi percorsi: quello più lungo partiva da Venzone alle 6.30 e prevedeva una lunghezza di 50 chilometri e 3.500 di dislivello, mentre quello più corto partiva da Gemona alle 8 con un percorso di 32 chilometri che si snodava su 2 mila metri di dislivello. Era proprio quello che Pantanali aveva scelto. Esperto di montagna, allenato, si era cimentato in un’ascesa tutt’altro che semplice, consigliata infatti ad atleti esperti, equipaggiati e muniti di certificato medico agonistico.
La partenza era scattata con il bel tempo, poi però, poco dopo mezzogiorno, il cielo si era riempito di una fitta coltre bianca e gli atleti erano stati sorpresi da un acquazzone, uno scroscio di pioggia durato una ventina di minuti e seguito da alcuni fulmini. È stato uno di quelli a colpire Pantanali e a sbalzarlo lontano dal sentiero. Nessuno dei concorrenti si è accorto dell’assenza del 43enne durante la gara, nemmeno il servizio “scopa”, ovvero il gruppo che controlla la coda della gara, ne ha notato il corpo che giaceva poco distante dal sentiero tracciato.
Pantanali aveva telefonato alla moglie in mattinata, le aveva detto che prevedeva di arrivare al traguardo verso le 14, ora in cui avrebbe dovuto chiamarla.
Ma all’ora stabilita la donna non ha ricevuto alcuna telefonata, nè in seguito. Per questo ha cominciato a chiamare con insistenza il cellulare del marito, che continuava a suonare a vuoto. Si è quindi rivolta agli organizzatori che, alle 17, ancora non avevano notizie dell’atleta. La macchina dei soccorsi si è messa in moto poco dopo e il personale del soccorso alpino ha avviato le ricerche anche con l’elicottero che si è concentrato nel tratto montagnoso successivo all’ultimo punto in cui l’uomo aveva punzonato il suo badge. Mancava circa un’ora di tragitto all’arrivo.
In serata, verso le 19, l’avvistamento. Sul posto l’équipe del 118 con il medico che ha constatato il decesso. Inoltrata segnalazione al magistrato di turno Annunziata Puglia, è stato dato il nulla osta alla rimozione della salma, trasportata a bordo dell’elicottero della Protezione civile e composta nella camera mortuaria del cimitero di Montenars dove, poco dopo, sono arrivati i parenti che Pantanali aveva in Friuli. Sul posto anche i carabinieri della stazione di Gemona che indagano.
Profondamente scosso dall’accaduto Luca Brollo, organizzatore dell’iniziativa, che non ha voluto rilasciare dichiarazioni sull’accaduto.
Addolorato il sindaco di Gemona Paolo Urbani per una tragedia che ha riempito di mestizia tutti i partecipanti alla manifestazione. «Si tratta di una corsa sportiva montana cui partecipano molte persone – ha commentato – di norma sono atleti esperti. È un percorso impegnativo su un terreno impervio». Il team dell’organizzazione si era attivato per garantire assistenza agli atleti, ma un rischio del genere non era stato previsto.
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