L’Udinese e le fatture per scouting: perquisizioni anche in Spagna

UDINE. Fiumi di denaro travasati ogni anno dalle casse dell’Udinese calcio a quelle del Granada e del Watford. Soldi, cioè, che la società bianconera avrebbe preferito non reinvestire sulla piazza friulana, per esempio per l’acquisto di qualche nuovo giocatore, ma trasferire invece agli altri due gioiellini di famiglia - riconducibili alla famiglia Pozzo, ma di fatto fuori dal gruppo, in quanto di proprietà di società con sede rispettivamente negli Emirati Arabi e a Lussemburgo - attraverso l’escamotage delle fatture per “prestazioni a terzi”.
Ossia a fronte del pagamento dell’attività di scouting - la ricerca di giovani promesse del pallone - che i due club le avrebbero garantito stagione dopo stagione. Per un totale stimato, per il momento, in una quarantina di milioni di euro in cinque anni.
Ecco quel che la Procura ritiene si nasconda dietro le sistematiche movimentazioni finanziarie finite sotto la lente d’ingrandimento della Guardia di finanza di Udine.
Ed ecco la ragione per la quale, da mesi, sono in corso le trasferte all’estero dei nostri investigatori. A febbraio, ufficiali delle Fiamme gialle si sono recati a Barcellona e, prima e dopo - l’ultima risale a qualche giorno fa -, ancora in terra spagnola, nell’ambito dell’attività rogatoriale, delegata dalla magistratura friulana e con il tramite del ministero degli Esteri, per perquisire le sedi delle società, non soltanto calcistiche, che fanno capo ai Pozzo.
Il sospetto degli inquirenti, coordinati dal pm Marco Panzeri, è che si sia trattato di fatture fittizie, in quanto relative a operazioni inesistenti ed emesse da una girandola di società “cartiera” collegate all’Udinese. Da cui l’accusa di dichiarazione fraudolenta mediante fatture false.
Sei le società nel mirino: la “Abridge Sa”, con sede in Uruguay, i cui servizi sono stati saldati attraverso pagamenti su conti svizzeri, le spagnole “Calambur intermediaciones sl” e “Grup Serton 33 sl”, considerate riconducibili rispettivamente a Gianpaolo e a Gino Pozzo, la portoghese “Forza servicos de Consultadoria lda”, l’austriaca “Fibet Gmbh” e la olandese “Timotes Bv”.
Nella medesima inchiesta, paron Pozzo e sua moglie Giuliana Linda risultano indagati anche per omessa dichiarazione dei redditi, in quanto iscritti all’Anagrafe italiani residenti all’estero (Aire), seppure - questa la contestazione - di fatto fiscalmente residenti in Italia.
Lo scorso gennaio, i finanzieri si erano presentati all’Ufficio anagrafe del Comune di Udine, per raccogliere documentazione utile a confermare la tesi secondo la quale il centro attorno al quale verterebbero gli interessi della famiglia sarebbe comunque il Friuli e la residenza estera non sarebbe altro che uno schermo per evadere le tasse.
Risale a qualche settimana fa anche la perquisizione condotta a casa del procuratore sportivo Claudio Vagheggi, a Campoformido, finito a sua volta nelle maglie dell’inchiesta per l’ipotesi di presentazione continuata di dichiarazioni fraudolente, mediante uso di fatture per operazioni inesistenti emesse, tra il 2010 e il 2013, da “Asare Kwado Company limited”, “Grup Serton 33 s.l.”, “Pro International Ag” e la stessa “Abridge sa”.
In una nota, la società bianconera ha tenuto a evidenziare come «fin dall’avvio della nuova iniziativa di verifica a cui è stata sottoposta, Udinese Calcio stia offrendo la massima collaborazione agli inquirenti, fornendo ogni dettaglio richiesto. Le contestazioni sono simili ad altre che si sono ripetute negli anni, producendo il solo risultato finale di evidenziare l’assoluta estraneità ai fatti contestati e la correttezza dell’operato della società».
L’Udinese ricorda, in particolare, «un’analoga iniziativa di qualche tempo fa (la più recente rispetto all’attuale), dopo che erano state elevate contestazioni di natura fiscale per diversi milioni di euro, si è conclusa con un processo penale, al termine del quale la società e gli amministratori indagati sono stati prosciolti , con formula piena, da ogni addebito.
Nel confermare la massima fiducia sempre riposta nell’operato della magistratura e del personale di polizia giudiziaria, impegnato nelle indagini – conclude la nota –, si segue con serenità l’evolversi del procedimento certi che ancora una volta verrà dimostrata la piena liceità delle operazioni contestate e il corretto comportamento degli amministratori di Udinese Calcio».
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