Lui le rompe le ossa, ma lei torna a casa

UDINE. Lui l’ha picchiata più e più volte. Fino a romperle le ossa. Fino a farle perdere i sensi. Ma lei, dopo tre giorni di ricovero ospedaliero e una prognosi di trenta giorni, ha deciso di dare al suo compagno, l’autore dell’aggressione, «un’altra possibilità».
Sono bastati una lunga telefonata, un mazzo di rose rosse e qualche promessa. E lei è tornata a vivere con lui – denunciato d’ufficio dalla polizia per lesioni aggravate – nell’appartamento udinese in cui convivevano da poche settimane.
La vicenda risale allo scorso mese di febbraio, ma è stata resa nota solo in questi giorni, al termine degli accertamenti effettuati dalla Squadra mobile.
Ecco che cosa è accaduto, secondo la ricostruzione degli investigatori diretti dal vicequestore aggiunto Massimiliano Ortolan, il pomeriggio del 22 febbraio. Verso le 15 l’uomo, un udinese sui quarant’anni, è rientrato dal lavoro e, agli occhi della sua compagna, è apparso alterato, forse dall’alcol.
Dopo poco è scoppiata un’accesa discussione. Il motivo? Perchè lei – una trentenne friulana –, a quanto risulta, si sarebbe iscritta a Facebook all’insaputa di lui. Sono partiti gli insulti, pesantissimi, le grida. Il quarantenne ha trovato il telefono di lei e lo ha spaccato gettandolo a terra. Poi, dalle parole, si è passati ben presto ai calci e ai pugni che hanno colpito la donna senza che lei riuscisse in qualche modo a difendersi o a fuggire. Presa per il collo, sbattuta a terra e contro i mobili. Picchiata a più riprese finchè, verso le 19, ha perso i sensi per alcuni minuti. Lui a quel punto ha provato a soccorrerla, le ha praticato una sorta di massaggio cardiaco e lei si è ripresa, ha chiesto di chiamare un’ambulanza, ma come risposta ha ottenuto solo un no. Ha provato a urlare “Aiuto, aiuto”, ma nessuno l’ha sentita. Si è chiusa in bagno, ma lui ha sfondato la porta.
Poi, la tregua. I due si sono coricati e lei è rimasta a letto fino al giorno dopo, quando è arrivata la polizia. Gli investigatori hanno saputo che cosa era accaduto a distanza di circa ventiquattr’ore, grazie a una segnalazione (nessuno era stato chiamato, nemmeno il 118). Gli agenti della questura, poco dopo aver appreso la notizia, si sono presentati a casa della coppia. L’uomo è sceso, ma, da quanto si è appreso, ha negato tutto, sostenendo che la trentenne era invece caduta all’uscita da un locale pubblico in cui si erano recati a bere qualcosa. Anche dopo che la donna è stata ascoltata dal personale della questura, lui non ha cambiato posizione e ha continuato a smentire la ricostruzione della compagna e della polizia.
Dopo il 2013, “anno nero” in cui in Friuli sono state uccise tre donne, una quarta ha rischiato la vita e ha visto morire il figlio per mano del marito, lo scorso anno la polizia ha registrato 30 casi di maltrattamenti in famiglia e 20 di stalking. Nel 90 per cento di casi la persona violenta è un uomo, italiano, ha un’età compresa tra i 25 ed i 50 anni ed è l’ex fidanzato o l’ex marito della persona maltrattata o aggredita.
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