Il 9% dei residenti è straniero e preferisce vivere in centro

Gli stranieri – quasi il 9% della popolazione – prediligono il centro e snobbano decisamente le periferie, ad eccezione del quartiere di Montesanto-Piazzutta.
Sia chiaro, non stiamo parlando dei profughi, disperati che pur stazionano e frequentano il cuore della città, ma dei residenti non autoctoni che confermano la loro predisposizione a trovare casa in centro. Lo si evince dalle elaborazioni pubblicate nella sezione web dell’ufficio statistica comunale, basate su dati AscobWeb di Insiel e relative agli ultimi quattro anni.
Come si nota dai grafici, dal 2012 ad oggi le quote più ampie di residenti di origine non italiana si ritrovano nel quartiere centro, dove nel 2015 si registravano 1.023 stranieri su un totale di 3.195. Non sembreranno tanti, ma tenendo conto che la ricerca si basa su una suddivisione che ricalca i dieci ex consigli circoscrizionali, si nota che solo in altri due quartieri c’è un’alta concentrazione di stranieri: Montesanto-Piazzutta e San Rocco, rispettivamente con 732 e 638 persone del campione citato.
San Rocco in particolare rafforza il dato relativo al centro, visto che è limitrofo ad esso e in più negli ultimi tempi è anche meta di molti richiedenti asilo, vista la presenza del villaggio di Medici senza frontiere. Il che crea un complessivo effetto multietnico, non riscontrabile in altre parti della città. Guardando altrove, al quarto posto troviamo la più periferica Straccis, quartiere da sempre più popolare, con 300 presenze straniere e poi via via gli altri, ma a debita distanza. In quinta posizione figura, infatti, l’ampia area della Campagnuzza (138), poi troviamo la frazione di Lucinico (129), San’Andrea, (117) e quindi tutti gli altri rioni che scendono sotto alla quota 100. Piedimonte, sempre nell’estrema periferia, riporta 65 stranieri, alla Madonnina se ne contano 22 e nelle frazioni di Piuma, Oslavia e San Mauro solo 21.
Le motivazioni alla base possono essere diverse, che vanno dal sistema dei mezzi pubblici, che copre meglio le aree centrali, o al costo degli affitti, che con la crisi sono diventati appetibili un po’ dappertutto. Quello che è certo è che in quattro anni le proporzioni di residenti stranieri sono praticamente sempre le stesse in tutti e dieci i quartieri.
Un altro dato interessante è che comunque gli stranieri sono in calo. Sempre guardando al centro, se nel 2012 si contavano 1.106 persone oggi ce ne sono già quasi cento in meno. Cifre, dunque, che raccontano di una città che dal primo gennaio al 31 dicembre 2015 ha perso in tutto 270 residenti, passando nel giro di un anno da 35.114 a 34.844 persone. Il tasso degli abitanti di nazionalità straniera è passato da 3.273 a 3.195 unità.
La città, quindi, ha una quota di stranieri pari al 9% della popolazione ed è il capoluogo meno investito dal fenomeno migratorio di tutta la regione. Per quanto riguarda le nazionalità specifiche presenti, il quadro è particolarmente frammentato. Qualche mese fa il sociologo Marco Orioles, durante un suo intervento al polo universitario in via Santa Chiara, aveva parlato di 116 nazionalità diverse, però con una prevalenza, in due casi su tre, di culture con radici europee e cristiane, in larga parte Est europee. Situazione decisamente diversa da quella di Monfalcone. Nella città dei cantieri la parte del leone la fanno i residenti del Bangladesh impiegati alla Fincantieri ma, come nel caso goriziano, i dati parlano di un calo di stranieri connesso alle minori possibilità di impiego in zona.
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