Personale, aut aut di Anci e sindacati: «La riforma del Comparto non va»

Sindaci, Cgil e Ugl denunciano: azzerato il ruolo dei Comuni come datori di lavoro, il testo va corretto. La replica di Panontin: considereremo ogni suggerimento, ma in primis rispondiamo ai cittadini

UDINE. «Ai sindaci tra poco non resterà che celebrare matrimoni». Forza la mano Mafalda Ferletti, segretaria generale della funzione pubblica di Cgil, per denunciare l’effetto del combinato disposto di due riforme della giunta Serracchiani.

Distinte ma legate a doppio filo. Quella degli enti locali, già in vigore, e quella del Comparto unico la cui bozza è stata oggetto ieri mattina di un incontro tra l’assessore regionale Paolo Panontin, le parti sociali e datoriali. «L’effetto del combinato disposto – dichiara Ferletti – è quello di azzerare il ruolo dei sindaci.

Per due terzi il disegno di legge si occupa di dirigenza, per la parte restante volge lo sguardo ai dipendenti del Comparto, circa 13.500, limitandosi però a istituire un maxi ufficio unico regionale con delega in materia di assunzioni, formazione, valutazione, procedimenti disciplinari. Insomma, ai sindaci resta forse da decidere sulle ferie», aggiunge la sindacalista piazzando un altro affondo celato dietro l’ironia.

Non ne usa invece il presidente di Anci Fvg, Mario Pezzetta, che di fronte alla bozza del ddl punta i piedi.

«La riforma del Comparto unico così com’è stata concepita toglie ai Comuni il fondamentale ruolo di datori di lavoro», afferma Pezzetta che a Panontin dà l’aut aut: «Condizione sine qua non perché Anci si sieda al tavolo per discutere la legge è che la Regione si prenda l’impegno di correggere questa criticità fondamentale, che – denuncia l’ex sindaco di Tavagnacco – esautora i Comuni del loro ruolo datoriale».

«La richiesta sarà tenuta in debito conto», assicura a stretto giro Panontin dicendosi complessivamente soddisfatto dell’incontro e riportando nell’alveo della normalità, della consuetudine quasi, le perplessità emerse nel corso del vis à vis.

«Quando i principi si esplicitano in norme puntuali e si entra nei dettagli si possono incontrare opinioni divergenti – rassicura l’assessore –, ma ciò che più conta è tenere a mente il vero datore di lavoro che sono i cittadini del Friuli Venezia Giulia ovvero “l’azionariato” di queste società pubbliche che hanno il diritto ad avere un sistema che chiarisca responsabilità, premi il merito, eviti le rendite di posizione e aumenti l’efficienza della Pubblica amministrazione. Sono certo che questi obiettivi sono condivisi da tutti, compresi i soggetti facenti parte del Tavolo del protocollo sottoscritto a marzo del 2014. A tutti chiediamo uno sforzo per dare risposte ai nostri “azionisti”».

Tra la posizione dell’assessore e quella delle parti sociali c’è l’abisso. Quanto profondo lo dicono le dichiarazioni di Matteo Cernigoi, segretario generale dell’Ugl regionale, secondo il quale la bozza mostra «criticità e pesanti ripercussioni sulla collettività e sull’utenza della nostra regione, con pesanti costi per la cittadinanza».

Non convince in particolare l’attenzione “sbilanciata” per la dirigenza, «che monopolizza i due terzi della legge – precisa dal canto suo Ferletti – lasciando poco o nulla ai 13.500 dipendenti del comparto fatta salva l’istituzione dell’ufficio unico regionale cui competeranno le assunzioni, la formazione, la valutazione. Insomma, ai Comuni non resterà che pagare lo stipendio e anche qui – continua la sindacalista – non si capisce allora perché, fatto due, la Regione non sia arrivata a tre, portando l’intero Comparto alle sue dipendenze. Chiediamo una riforma complessiva.

Meglio, un testo unico per il Comparto. E speriamo ci siano gli spazi per discutere, altrimenti non ci interessa e non ci chiedano di condividerla», chiude Ferletti.

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