Donne contro Confesercenti: "Campagna iscritti indegna"

La Commissione pari opportunità: iniziativa offensiva della dignità femminile. Chieste le scuse e minacce di denunce. Anche Belci (Cgil) attacca l’associazione

UDINE. “L’appello alla rinascita” lanciato da Mario Marini, presidente regionale di Confesercenti, agli imprenditori attraverso il famoso, quanto discusso, quadro di Gustave Courbet “L’origine del mondo”, rivisitato con una ragnatela a oscurare i genitali femminili, non si può dire abbia lasciato indifferente la platea.

Alla curiosità di alcuni e all’ilarità di altri ieri si è opposto lo sdegno della Commissione regionale pari opportunità. «Confesercenti deve chiedere scusa a tutte le donne» hanno intimato la presidente della Crpo, Annamaria Poggioli, e le commissarie.

Disturbate a tal punto «dall’oltraggiosa e volgare» campagna pubblicitaria da chiederne l’immediato ritiro. Prima che questa prenda piede e venga diffusa, com’è intenzione dell’associazione di categoria, nei quattro capoluoghi di provincia. La Commissione regionale dà l’altolà all’operazione, chiedendo la cancellazione di ogni iniziativa e le pubbliche scuse di Marini.

Necessarie ma «insufficienti – afferma d’altro canto Poggioli – a risarcire del danno fatto alla dignità della donna» al punto che la presidente annuncia «il boicottaggio di questa vergognosa campagna pubblicitaria». «Ci attiveremo – aggiunge – coinvolgendo tutte le donne e le associazioni che le rappresentano. Senza escludere per altro l’eventuale ricorso all’autorità giudiziaria».

Usata da Marini con tutt’altro intento. La didascalia che accompagna l’immagine vuole infatti essere di sprone alla categoria. «Torniamo alle origini – si legge –, la felicità di fare impresa, la forza di costruire un futuro e di ricominciare a sognare. Togliamo la ragnatela campagna di sensibilizzazione contro il malcostume, il malgoverno e la burocrazia».

La scelta non convince nemmeno il segretario generale della Cgil Fvg, Franco Belci: «Si tratta dell’ennesimo episodio di utilizzo del corpo delle donne quale strumento di marketing, che non fa onore a chi ha assunto l’iniziativa e che tra l’altro è esposto alla libera visione dei bambini».

«Da parte nostra rivolgiamo a Confesercenti un invito: faccia sparire quei manifesti e ne metta altri. Più rispettosi delle donne e dell’arte», conclude Belci non senza essersi tolto prima un sassolino dalla scarpa puntando il dito contro quanti, in Consiglio regionale, hanno recentemente polemizzato sui supposti danni dell’educazione sessuale a scuola: «Possibile che chi ne è stato rumoroso protagonista non dica ora una parola su questa singolare forma di “educazione sessuale” visiva?».

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