Nei ricordi di Fornasaro drammi e vicende di confine

All’Astoria la presentazione del libro “Gli appunti di Stipe” Nel dialogo con un giovane ricercatore fluiscono fantasie e fatti accaduti
Di Paolo Medeossi

«Ecco ciò che ho visto e ho vissuto», scrive Fulvio Tomizza all’inizio del suo romanzo “La miglior vita” ed è un po’ questo il messaggio che un vecchio professore universitario trasmette al giovane ricercatore impegnato a ricostruire le vicende del confine, dell’Istria e dell’Adriatico orientale, quel complesso e tragico mosaico etnico al centro di tutto ciò che accadde nel Novecento e di due guerre mondiali.

Scenari e situazioni con i quali continuiamo a fare i conti perché i giacimenti di rancore non sono stati smaltiti, pur in tanti decenni da allora. Uno strumento fondamentale per ragionare e aprire spiragli di comprensione tra le varie posizioni personali e ideologiche viene sempre fornito dai libri, come quello che sarà presentato giovedì 8 ottobre, alle 15, all’hotel Astoria di Udine, su iniziativa del comitato provinciale dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Si intitola “Gli appunti di Stipe” e l’autore è Franco Fornasaro, farmacista di Cividale, ma ben noto come giornalista e scrittore, istriano di origine, che qui ha raccolto il senso delle recenti lezioni tenute all’Università della Terza età.

Per affrontare e divulgare una materia così ampia e dettagliata, Fornasaro ha scelto una trama dialogante in cui un giovane cerca una verità attraverso le risposte dategli dall’anziano docente, che conobbe personalmente molti dei protagonisti, in un racconto che parte dall’irredentismo e da Francesco Giuseppe per comprendere poi guerre, fascismo, pulizia etnica, nazionalismi, nascita della Jugoslavia, vendette, trattati di pace. Ne esce, come dice nella presentazione l’ingegner Silvio Cattalini, zaratino, presidente del comitato Anvgd, un incontro suggestivo e coinvolgente, costituito da storie e vicende anche velate e soffuse, dove sentimenti genuini e tenere malinconie si confondono. «Così – commenta Cattalini – in questo romanzo documentario le fantasie si mescolano con i fatti accaduti e si collocano in una nemesi positiva. Nutro il desiderio e la volontà di consegnare a tutti la storia di un secolo ormai non solo da conoscere, ma ancora e soprattutto da capire».

Lo scopo è dunque di riprendere il filo dei rapporti dove erano stati recisi, riannodando legami mai interrotti del tutto, coltivando il seme del riavvicinamento, senza più processi alle intenzioni. Un processo importante, che deve essere incoraggiato come ha fatto Fornasaro in un libro di episodi e riflessioni, dove nulla è taciuto o censurato. È interessante nel libro la continua trasmissione di notizie e responsabilità tra il professore e il giovane laureato, cui spetta adesso il compito di andare avanti e di attraversare la storia, senza negarla, senza farne motivo di odio e scontro, ma senza nemmeno usi strumentali o di parte. Spiegare cosa accadde in questi territori, nell’ultimo secolo, richiede una totale onestà intellettuale capace di porsi davanti al coacervo di etnie contrapposte, la cui brama principale era diventata a un certo punto la conquista di Trieste. Fare chiarezza è un debito nei confronti di tutte le vittime di allora, a qualsiasi mondo siano appartenute, schiacciate dai meccanismi di eventi che non potevano fronteggiare o evitare. Nei dialoghi proposti dal libro emerge tutto questo, per arrivare a una conclusione struggente, dove l’autore rievoca i sentimenti di chi italiano divenne esule a fine guerra e di chi invece volle restare. Percorsi antitetici, ma una sola storia di partenza, comunque due opzioni dannatamente drammatiche, afferma Fornasaro che durante la presentazione di giovedì dialogherà assieme a Cattalini, alla scrittrice Rosanna Turcinovich Giuricin e a chi vuole ancora cercare di sapere e capire.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto