Mini-Province, in 57 al Tar: ecco i motivi del ricorso

UDINE. Sarà notificato stamane al Tar di Trieste il ricorso contro il piano di riordino territoriale varato a febbraio dalla giunta Serracchiani. Ad impugnarlo sono 57 amministrazioni comunali. Determinate a contrastare in tutti i modi la riforma degli enti locali e i “suoi” provvedimenti attuativi.
Nelle 35 pagine del ricorso gli avvocati Teresa Billiani del foro di Trieste ed Enrico Bulfone del foro di Udine contestano la perimetrazione e a cascata la legge regionale da cui discende. Nel mirino delle amministrazioni c’è, infatti, il piano che individua 17 future Unioni territoriali intercomunali, ma soprattutto la legge 26 del 2014 che, alla luce dei rilievi sollevati nel ricorso, i sindaci puntano a rimettere alla Corte costituzionale.
Soddisfatti Pier Mauro Zanin, il sindaco di Talmassons che assieme ai colleghi Renato Carlantoni (Tarvisio) e Pierluigi Molinaro (Forgaria) ha dato il “la” all’iniziativa: «Questa giunta ha completamente perso la capacità di ascolto». Un ricorso che potrebbe essere ancora più nutrito con le adesioni di assessori e consiglieri comunali. A Villa Santina, Comune che ha deciso di non impugnare, l’assessore alle opere pubbliche, Claudio Del Fabbro, ha preso contatto con gli avvocati e deciso di ricorrere a titolo “personale”.
L’elenco delle violazioni sostenute dagli avvocati nel ricorso è lungo: articoli 5, 97, 114, 118, 119 della Costituzione, 4 e 59 dello Statuto di autonomia della Regione e ancora il dettato della Carta europea delle Unioni locali.
Entrando nel merito, i ricorrenti contestano l’obbligatorietà di adesione alle Uti per i Comuni sotto i 3 mila abitanti (in montagna) e i 5 mila (in Pianura) così come la “facoltà” di adesione per gli enti locali con popolazioni superiori a tali tetti, essendo questa condizionata al taglio del 30 per cento dei trasferimenti. «Per i Comuni tali principi rappresentano una coercizione - afferma l’avvocato Billiani -, poiché azzerano l’autonomia di scelta degli amministratori.
Violano i principi fissati dalla Costituzione, che all’art 5 “riconosce e promuove le autonomie locali”, al 114 le riconosce quali enti costitutivi della Repubblica, mentre non prevede unioni, tantomeno in forma obbligatoria. All’articolo 119 la Carta riconosce ai Comuni “autonomia finanziaria di entrata e di spesa” - continua Billiani -, ma se - come prevede la legge regionale - tasse e tributi saranno trasferiti obbligatoriamente all’Unione l’autonomia verrà meno.
La riforma viola anche lo Statuto regionale, che all’articolo 4 dice sì che la Regione ha potestà in materia di enti locali, ma al primo comma precisa che la deve esercitare in armonia con la Costituzione, con i principi generali dell’ordinamento e con gli obblighi internazionali assunti dallo Stato, come la Carta europea delle autonomie, ratificata dall’Italia nel 1989».
Il ricorso passa poi alla lente d’ingrandimento la questione della rappresentatività: «Oggi il consiglio comunale è sovrano, domani, cito la norma, verrà sentito. Il suo parere non sarà vincolante. Le minoranze varranno quasi zero», prosegue l’avvocato che tra i vari pilastri del ricorso sottolinea infine la questione delle perimetrazioni e dei subambiti. «Il piano delimita 17 Uti, ma senza motivarne i presupposti. Parla genericamente di servizi più efficienti e meno costosi, ma non dimostra come ottenerli». Quanto ai sub-ambiti, «non avendo personalità giuridica potranno rendere solo pareri».
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