Emergenza immigrazione, la Procura: è un confine caldo, servono subito rinforzi

Il procuratore Tito e tre sostituti hanno effettuato un sopralluogo con la Polizia di frontiera. Espressa preoccupazione per i tagli al personale: «Sono scelte che non condividiamo»

TARVISIO. Sembra un controsenso: proprio nel momento in cui i controlli alla frontiera dovrebbero essere rafforzati, il confine nord-orientale viene sguarnito di agenti. Quando, cioè, maggiore si fa la tensione per il rischio attentati sull’Italia dell’Expo 2015, al via a Milano dal mese prossimo, in Friuli il personale della polizia addetto al contrasto dell’immigrazione clandestina viene spedito in missione altrove. Per l’esattezza, in uno degli aeroporti lombardi per i quali è stato predisposto il mega piano della sicurezza che dovrà vigilare, appunto, sull’esposizione mondiale. Ecco, è per toccare con mano la situazione e per esprimere solidarietà alle forze dell’ordine impegnate lungo la linea confinaria, che una delegazione della Procura di Udine si è presentata ieri a Tarvisio.

Non un semplice sopralluogo e neppure una visita di cortesia quella organizzata dal procuratore facente funzioni, Raffaele Tito. Con la “trasferta” nella sede del Settore della Polizia di frontiera, cuore pulsante dell’attività di prevenzione e repressione dei traffici di esseri umani, la magistratura friulana ha inteso lanciare un messaggio forte e chiaro a tutti, dalla popolazione alla politica e alle pubbliche amministrazioni. Un segnale di dissenso e di disappunto, oltre che di grande preoccupazione.

«Sono state operate scelte che non condividiamo – ha affermato Tito –. Con i tagli lineari del personale di polizia decisi per Tarvisio, si sono dimostrate scarsa attenzione e conoscenza di questo territorio, da sempre e tutt’ora porta sui Paesi dell’Europa centro orientale». Invece di aggiungere, in Friuli si è preferito togliere. E questa decisione, secondo il numero uno della Procura, denota «l’assenza di un approfondimento delle conseguenze alle quali si rischia di esporsi». Il primo contingente di 14 agenti è già partito e tornare indietro appare assai difficile. «Per vigilare l’aeroporto di Bergamo – incalza Tito –, non si è esitato a dimezzare il numero degli agenti in servizio sul confine friulano. Questo la dice lunga sull’idea che qualcuno evidentemente ha di quest’area: siamo talmente decentrati, da non contare niente o quasi».

Da Udine, insieme al capo, sono arrivati anche i tre sostitiuti procuratori del gruppo di lavoro che si occupa d’immigrazione clandestina, i pm Lucia Terzariol (coordinatrice del pool), Andrea Gondolo e Claudia Finocchiaro. Ad attenderli e accompagnarli nel sopralluogo, a Boscoverde, c’era il commissario capo Massimo Spangaro. «Questo è un confine caldo – ha detto Tito –. Gli extracomunitari (provenienti, Pakistan, Iraq, Afghanistan, Siria, Bangladesh, ndr) si raccolgono in Ungheria e arrivano da noi dopo un breve passaggio attraverso l’Austria. Non è affatto giusto privarci degli strumenti necessari ad affrontare la tragedia umana che quotidianamente si consuma davanti ai nostri occhi. E non è neppure ammissibile che questo finisca per alimentare la criminalità organizzata e i suoi interessi».

Eppure, debellare o, quantomeno, ridurre l’emergenza non richiede dotazioni eccezionali. «Stiamo parlando di tre strade soltanto: la statale, la ciclovia e l’autostrada – spiega il procuratore –. Per controllarle basterebbe una sessantina di uomini». Mica la luna o un esercito intero, insomma. «Volevamo vedere di persona la geografia del territorio e capire come funziona la macchina dei controlli – continua –. Ebbene, è molto più semplice di quanto possa apparire: basterebbero un po’ di buona volontà e una dotazione di mezzi tecnici adeguata alle necessità. Con i numeri di cui disponiamo, invece, non si va da nessuna parte: i carabinieri sono pochissimi e comunque alle prese con mille altre incombenze, i poliziotti sono stati dimezzati e la Guardia di finanza ha compiti diversi. Risultato, una trentina di persone appena, peraltro sempre più demotivate».

Tra le proposte lanciate da Tito, qualche mese fa, nello sforzo costante di frenare il fenomeno, la costituzione di pattuglie miste italo-austriache aveva assunto subito un rilievo particolare. Oggi, con il personale ridotto all’osso, quell’idea sembra destinata a restare lettera morta. «Dopo avere investito così tanto in termini di impegno e risorse – è la sua conclusione –, il nostro commento non può che essere a dir poco amaro».

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