Primi passi per il “modello Brazzacco”

PALMANOVA. Comune, Regione e – stando alle assicurazioni arrivate da Roma nelle ultime settimane – anche lo Stato si stanno muovendo per salvare la città di Palmanova, la sua fortezza e i suoi bastioni dal degrado a cui sono stati lasciati negli ultimi decenni. Servono contributi, e nemmeno pochi come comunicato dal Ministero, ma nell’ottica di salvaguardia di una realtà unica nel suo genere conta – e parecchio – pure il metodo. La tipologia e la scientificità, cioè, con cui andranno effettuati gli interventi di manutenzione delle aree interessate.
E proprio in quest’ottica l’ultima idea arriva dall’architetto Roberto Pirzio-Biroli che spiega, senza giri di parole, come l’ideale, per Palmanova, sarebbe quello di copiare il “modello Brazzacco”, cioè la gestione degli interventi effettuati sul castello che porta il nome di Savorgnan di Brazzà.
«Il primo, e più urgente, passo da compiere – spiega – è quello di procedere alla catalogazione di tutte le aree più a rischio (metri quadrati di porzioni di cortine, bastioni, baluardi, spalti aggrediti da vegetazione, radici di veri e propri alberi) attraverso schede progettuali delle singole zone per consentire al Comune di Palmanova di procedere, intervento per intervento, a instaurare quella metodologia operativa suggerita anche dal ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini nella sua risposta all’interrogazione all’onorevole Malisani».
Non soltanto, però, perchè Pirzio-Biroli spiega di aver affrontato il tema pure con i rappresentanti dell’esercito sotto la cui autorità ricadono porzioni dell’area che dovrà essere oggetto di restauro. «Ho già parlato con il colonnello Giovanni Biondi – ha continuato – del reggimento Cavalleria Genova che dirige il reparto infrastrutture. Assieme a lui e al colonnello de Bellis, del reggimento Cavalleria Piemonte, abbiamo percorso alcuni dei tratti, accidentati, dei bastioni, dei baluardi, dei terrapieni e dei fossati della fortezza di loro competenza per provare a dare il via al “modello Brazzacco”».
Un metodo di lavoro, come accennato, che è servito per ridare nuova linfa vitale al castello Savorgnan di Brazzà e che è stato sperimentato in Friuli con l’assistenza della Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici della Regione. Come primo passo, a Brazzacco, si è proceduto allo sradicamento e all’estirpazione della vegetazione infestante e distruttiva delle fortificazioni di controscarpata e dei paralleli terrapieni del castello.
Quindi si è passati allo smontaggio, parziale, del materiale lapideo smosso, con lo sfilamento, anche in profondità, delle radici di rovi, edere, carpini centenari, bossi e alianti. Oltre a questo, poi, si è dato il via al restauro, o in alcuni casi al ripristino generale, degli originari corsi di pietre sbozzate e dei conci lapidei trovati nelle scarpate fortificate. Il ripristino, inoltre, ha interessato anche le murature di controscarpata, le cortine di fortificazione – adottando il metodo di costruzione originario – ricostruendo il preesistente attraverso il tracciato presente.
Alla fine di questo processo si è infine proceduto alla messa in evidenza tecnica – una volta eliminata completamente la vegetazione invasiva che ricopriva l’intero spettro dell’architettura del castello – del sistema dei terrapieni di difesa dell’edificio e delle relative fortificazioni. Con il risultato di rendere riconoscibile e visibile la tecnica di costruzione originaria senza una sovrapposizione, alla rinfusa, dei diversi materiali.
Un metodo, in altre parole, già sperimentato e che per Pirzio-Biroli potrebbe essere replicato anche a Palmanova. Con l’obiettivo, primario, di ridare alla fortezza della città stellata il suo antico splendore e, in secondo luogo, regalarle un serio progetto di valorizzazione.
Secondo l’architetto, infatti, i lavori hanno lo scopo di valorizzare le fortificazioni e, quindi, accrescere l’interesse del turismo culturale oltre che, nella fattispecie, degli studi su questo patrimonio monumentale friulano.
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