ImmobilCoopca, buco da 5,6 milioni

Nel piano forte disavanzo della controllata. Le proposte di Alì e Discount sotto i valori di stima. I soci contestano 300 mila euro versati agli istituti di credito dopo la richiesta di concordato

UDINE. Dopo i 14 milioni di perdite nel 2014, di cui 4 milioni soltanto negli ultimi mesi, da novembre a marzo, sull’affaire CoopCa si abbatte, inclemente, un altro fulmine. Immobilcoopca srl, la società detenuta al 100 per cento da CoopCa, ha un “buco” di 5 milioni 672 mila 336 euro. Lo si evince nella valutazione della stessa società contenuta nel Piano di ammissione al concordato preventivo depositato dal cda della cooperativa carnica in tribunale. Gli immobili di proprietà di Immobilcoopca sono il supermercato e gli uffici di Codroipo e i supermercati di Maiano, Oderzo, Rivignano, Sacile, Spilimbergo, Tarvisio, Tolmezzo via Cooperativa e Tolmezzo via Cartotecnica.

L’esposto-querela dei soci

Lo scorso mese di gennaio, il Comitato dei soci prestatori aveva presentato un esposto-querela in Procura contenente un lungo elenco di presunti casi di mancata vigilanza e false comunicazioni sociali ai danni dei creditori, ma anche l’ipotesi di reato dell’abusiva attività di raccolta nel risparmio e quello della presunta truffa aggravata nei confronti dei soci prestatori. All’interno del medesimo esposto, veniva analizzata anche l’entità del patrimonio CoopCa. Sull’analisi delle note plusvalenze derivanti dalla cessione di immobili all’Immobilcoopca, il legale del Comitato, Gianberto Zilli, scriveva che «è di tutta evidenza che le rivalutazioni operate sono mere rettifiche contabili che non aggiungono valore reale al patrimonio della società». Sul “buco” di Immobilcoopca il commento dell’avvocato Zilli si limita a un laconico «parla da solo, non credo sia necessario aggiungere altro».

Quei soldi alle banche

E di quell’altro ancora sulla vicenda CoopCa lo si evince sempre dal Piano del cda. Da novembre scorso risulta infatti che che alcune banche, per la precisione Monte dei Paschi di Siena, Banco di Brescia, Cassa di risparmio Fvg, Banca popolare di Cividale e Popolare di Vicenza si sono “incamerate” circa 300 mila euro. Mentre alla data del deposito del Piano in tribunale era pervenuto un riscontro da parte di due soli istituti di credito con proposta di remissioner di complessivi 66 mila 980 mila euro. Più nello specifico, i 300 mila euro sono pagamenti finiti in conti correnti passivi e incamerati dalle banche nonostante si fosse in pendenza del concordato. Meglio ancora: pagamenti di debiti pregressi che non potevano essere ammessi.

Il monito del tribunale

Il tribunale il 17 novembre scorso aveva emesso un provvedimento che richiamava gli amministratori di CoopCa a stare in guardia nel non consentire questi pagamenti. Evidentemente quella ferrea raccomandazione è passata in cavalleria. Ma c’è dell’altro. Il Piano per l’ammissione al concordato preventivo, al setaccio sia del Tribunale, sia della Procura, sia dei soci prestatori, evidenzia stranezze e soprattutto alcune imbarazzanti dimenticanze. Un esempio? Quando viene dichiarato il fallimento o il concordato viene fatta effettuare una perizia sui saldi passati e presenti delle banche perché c’è il rischio che si possano scoprire usura e anatocismo, vale a dire l’applicazione di interessi su interessi.

Quella perizia mancante

«Per redigere il piano - afferma uno dei soci prestatori - sono state effettuate tantissime perizie. Ci chiediamo come mai non ne risulti nemmeno una che abbia voluto verificare e i saldi bancari siano effettivamente conformi alla legge. A questo punto viene da pensare che un eventuale commissario - proposta respinta dall’attuale cda e dal tribunale - forse avrebbe potuto fare il conteggio e magari si sarebbe scoperto che i soldi da dare alle banche diminuivano». E restando sul terreno degli strani lapsus, il Comitato dei soci prestatori rileva ancora che nel piano non viene mai citato il Cosint, il Consorzio per lo sviluppo industriale di Tolmezzo che veniva indicato come uno dei possibili, importanti giocatori della partita-CoopCa.

L’assenza di Cosint dal Piano

Il Consint avrebbe dovuto inserirsi nella trattativa tra CooopCa e Banca popolare di Cividale sul mutuo che quest’ultima ha concesso alla cooperativa per il magazzino di Amaro costato la bellezza di 15 milioni di euro. L’ingresso del Cosint nella complessa trattativa prevedeva il risanamento del mutuo acceso con la Cividale. No, nessuna parola nel piano. Nessun riferimento neppure a una sorta di preliminare che sarebbe stato formalizzato tra i vari attori interessati a quest’operazione di salvataggio. «Un piano debole, scarno» per stessa ammissione dell’avvocato Zilli. Lo si capisce anche dallo iato esistente tra perizie di valutazione degli immobili e offerte pervenute. Se è vero infatti che il complessivo patrimonio di CoopCa è stato valutato in circa 56 milioni di euro, va da sè che si tratta di cifre tutte da dimostrare.

Spuntano Alì e Discount

Insomma, la stima è ipotetica. Prova ne sia infatti che Ali spa e Discount spa, le due realtà che hanno formalizzato la richiesta di acquisto rispettivamente di due e cinque punti vendita, hanno presentato un prezzo di acquisto nettamente inferiore alla valutazione delle perizie. A conferma anche che la pista della soluzione “spezzatino”, cioè della vendita dei singoli punti vendita al migliore offerente, al di là delle scomuniche sindacali è di fatto cominciata. Ali spa - presente con oltre cento supermercati (904 milioni di fatturato nel 2013 e una crescita pari al 4,4 per cento rispetto al 2012), 3 mila 198 e 150 nuove assunzioni soltanto all'inizio dello scorso anno, colosso considerato in ottima salute - si è fatto avanti per i punti vendita di Lieana (Padova) e Marcon (Venezia).

Le offerte al ribasso

Ali spa ha conficcato anche alcuni paletti. Chiedendo espressamente la sottoscrizione, prima della stipula, di accordo sindacale transativo che preveda la risoluzione dei contratti integrativi aziendali relativi ai dipendenti dei rami e l’applicazione del contratto nazionale applicato da Alì ai propri dipendenti e l’inesistenza di debiti riferibili ai punti vendita. Bene, l’offerta per i due punti vendita è di 3 milioni 70 mila euro e quindi nettamente inferiore ai 3 milioni 916 mila euro del valore di mercato. Già, prendere o lasciare. E la stessa musica si ha per la proposta Discount relativa ai punti vendita di Tarvisio, Tolmezzo mercato, Rivignano, Codroipo e Spilimbergo. Le offerte risultano nettamente inferiori alle valutazioni peritali. Queste ultime, relativamente ad esempio al valore di avviamento dei punti vendita, ammontano a 4 milioni 679 mila euro, mentre l’offerta Discount è stata di 1 milione 750 mila euro.

L’appello alle cooperative

Soci prestatori, cda, azionisti, politica e istituzioni attendono che dal mondo delle cooperative arrivi un’integrazione al Piano del cda, con una proposta di acquisto di altri tredici punti vendita. «Nel piano tuttavia - afferma uno dei componenti del Comitato dei soci - non c’è alcun esplicito riferimento alla Coop Nordest o al possibile salvataggio. E in ogni caso si tratterebbe “solo” di altri tredici punti vendita, in attesa - nel caso il Piano concordatario venga aprovato - di altri possibili ingressi. Insomma siamo appesi a speranze sempre più flebili».

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