Lite e insulti razzisti, l’allarme del preside

Picchia il coetaneo straniero fuori della scuola nella Bassa. Prognosi di sette giorni. «Prenderemo seri provvedimenti»

CERVIGNANO. Uno scherzo durante le lezioni, una discussione, qualche parola di troppo e poi l’aggressione, violenta. Un ragazzo minorenne che frequenta un istituto scolastico della Bassa è stato ricoverato in ospedale con una prognosi di sette giorni a causa delle lesioni riportate a seguito di una lite con un coetaneo.

L’episodio è accaduto qualche giorno fa. Protagonisti uno studente italiano e uno proveniente da uno stato africano. Durante il litigio sono volati insulti a sfondo razzista. Il preside, Aldo Durì, annuncia che la scuola prenderà seri provvedimenti. Stando a quanto riferito, i due, che frequentano la stessa classe, stavano facendo una prova scritta. Uno ha sottratto all’altro il compito in classe. Durante la ricreazione è scoppiato un diverbio.

Tutto sembrava risolto. Al termine delle lezioni, invece, l’italiano ha atteso il compagno straniero fuori dalla scuola e lo ha aggredito dicendo di essere stato provocato. Sono volati pugni, calci e insulti razzisti. Per dividere i due ragazzi sono dovuti intervenire alcuni insegnanti. Sul posto è arrivato il personale medico del 118 con un’ambulanza. Il minorenne è stato medicato in ospedale con una prognosi di sette giorni. Il dirigente scolastico ha convocato il consiglio di istituto. Proporrà l’espulsione per l’aggressore, il giovane italiano, che è stato anche ascoltato dai carabinieri.

Durì commenta: «Non siamo a conoscenza della confessione religiosa praticata dagli studenti, la scuola italiana è laica e indifferente a fedi e ideologie degli utenti. Tuttavia, dall’incrocio dei dati, ci è possibile stabilire che una trentina di alunni professano il credo musulmano. Ci siamo impegnati nei progetti di accoglienza e integrazione, attuati con l’intervento dei mediatori del Cesis di don Di Piazza».

Durì stigmatizza l’accaduto. «Nonostante gli sforzi per trasmettere valori di tolleranza e reciproco rispetto, tocca ammettere che l’insulto razzista, lanciato spesso senza consapevolezza, è pratica corrente, così come l’ingiuria e l’offesa sessista. A volte dalle parole si passi ai fatti, come in questo caso. Un autoctono, presosi a male parole con un compagno musulmano, l’ha aggredito all’esterno della scuola. Non esistono guerre di religione nei nostri istituti. Esistono piccoli bulli spavaldi che si costruiscono credibilità e seguito tra i ragazzi promuovendo la persecuzione contro i più deboli. Contro i gesti motivati da razzismo, contro gli atteggiamenti sessisti e omofobi e le pratiche discriminatorie nelle nostre scuole la parola d’ordine è tolleranza zero».

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