Il vescovo di Pordenone: «È come vietarlo alle suore»

Sul velo presa di posizione netta e chiara da parte di monsignor Giuseppe Pellegrini

PORDENONE. «Se il velo non nasconde il volto, non vedo perché vietarlo. Sarebbe come vietarlo alle suore». E’ una presa di posizione netta e chiara quella del vescovo di Concordia–Pordenone, monsignor Giuseppe Pellegrini, in merito alla vicenda della circolare del preside dell’istituto Malignani di Cervignano che vieta l’uso del velo a scuola da parte delle studentesse musulmane.

Il vescovo Pellegrini ha rilasciato una dichiarazione in merito che si allontana da quanto stabilito dal dirigente della Bassa friulana che ha deciso che «a nessuno è permesso indossare copricapi nell’ambito dell’attività didattica, come forma elementare di educazione».

La dichiarazione del presule è stata resa a margine dell’iniziativa “Un attimo di pace” organizzata dalla diocesi in collaborazione con l’Ascom-Confcommercio di Pordenone, la quale sancisce tra le varie iniziative un protocollo d’intesa tra l’associazione di categoria e la diocesi per la promozione di attività comuni.

Monsignor Pellegrini, nel commentare il caso, ha distinto i due aspetti legati allo stesso tema. Un conto è se il velo nasconde una parte del volto: a quel punto il divieto diventa comprensibile anche perché la persona che lo indossa diventa in parte irriconoscibile.

Ma diverso è il caso in cui il velo indossato dalle donne musulmane copra soltanto i capelli, lasciando comunque libera ogni parte della faccia, permettendo pertanto il riconoscimento della persona che lo indossa.

E’ proprio partendo da questo secondo presupposto che il vescovo di Concordia Pordenone ha rivolto il suo intervento, paragonando l’uso del velo delle donne che professano la religione musulmana alle suore. «Se il velo non copre il volto, allora a quel punto dovremmo toglierlo anche alle suore», ha ribadito monsignor Pellegrini.

E restando sempre in ambiente cattolico ieri, sull’argomento, ha detto la sua anche don Dario Franco, parroco di Cervignano del Friuli che fa riferimento all’Arcidiocesi di Gorizia.

«Pensare di risolvere i problemi del rispetto reciproco vietando i simboli religiosi – ha spiegato – mi sembra una semplificazione forte ed eccessiva. Non sono certamente il tipo di persona che si lancerà in battaglie per la presenza del crocifisso nelle scuole, ma sicuramente sono uno di quelli che sostiene come questo appartenga alla nostra cultura e alla nostra tradizione. Non trovo nulla di scandaloso nella sua presenza all’interno dei nostri istituti, così come non mi stupirebbe vedere una mezzaluna nelle scuole islamiche».

Guai, quindi, per don Dario a sacrificare il tutto sull’altare della “par condicio” religiosa. «Il Cristo sulla croce – ha concluso – rappresenta il simbolo dell’amore di Dio per il genere umano, ma allo stesso tempo è un trasmettitore di un messaggio di libertà e di pace universale che travalica qualsiasi fede».

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