«Nessuno stupore, con lui subito problemi»

CIVIDALE. «Spiace, certamente, vedere queste immagini gravissime e preoccupanti, ma purtroppo non possiamo dire di essere stupiti. Avevamo subito inquadrato il soggetto, ci è voluto poco: arrivato nella nostra struttura ha subito iniziato a farsi notare»: il direttore del Civiform, Daniele Bacchet, tratteggia il profilo di Demir Jonuzi con parole nette, che non lasciano margini di dubbio: «Ha originato situazioni negative. È stato con lui un continuum di problemi, pure grossi».
Non per nulla il centro aveva inoltrato al Ministero delle politiche sociali («cui – sottolinea Bacchet – siamo tenuti a inviare un rapporto su ciascuno dei minori ospitati dalla nostra struttura») una relazione assolutamente negativa: «Abbiamo espresso un giudizio pessimo sul ragazzo – spiega il direttore –, sconsigliando vivamente la concessione del permesso di soggiorno nel nostro Paese». E l’auspicio ha trovato conferma nei fatti.
«Il giovane – dicono dal Civiform, che ospita un centinaio di minori stranieri – sperava di trovare appoggi, qui in Italia, ma è andata diversamente. Nel momento in cui Jonuzi ha raggiunto la maggiore età l’abbiamo così rimandato a nostre spese in Albania. Era aprile 2014».
A Cividale e alla struttura d’accoglienza Demir era arrivato dopo essere stato individuato e fermato sul territorio comunale sette mesi prima. Il Civiform l’aveva iscritto a un corso di edilizia a Udine: «Volevamo offrirgli una possibilità di formazione professionale in una scuola che collabora con noi – ricorda Bacchet –, ma l’esperienza s’è rivelata fallimentare. L’allievo non manifestava alcun interesse, tant’è che si era ritirato». (l.a.)
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








